Lungo la strada 2006-2007 – I musicisti

 

Lungo la strada. 4 dicembre 2007, Genova

4 dicembre 2007  Genova, Sala Govi – Teatro della Gioventù
Genova: ultima data del tour…ma solo per il 2007, speriamo! Carla torna presto!
C’è sempre un velo di malinconia quando si avvicina l’ultimo concerto di un tour che, seppur breve come questo, ci lascia dentro un bagaglio infinito di sensazioni ogni volta irripetibili.
La nebbia che confonde i contorni delle cose costituisce il sottofondo visivo delle nostre emozioni contrastanti: gioia e malinconia, ma è senz’altro la prima a prevalere.
Quasi 500 chilometri fino a Genova, attraversando lenti cambiamenti di paesaggio. Il sole ben presto ha il sopravvento sulla nebbia del mattino e ci accompagnerà in questa calda giornata… sembra quasi primavera…
Arrivati a Genova, Chiara (alias di TomTom) tenta disperatamente di portarci all’albergo, ma…la numerazione civica della città è a dir poco bizzarra e metterebbe in crisi anche le “bombe intelligenti” del signor Bush (perdonate il paragone immondo!)
Decidiamo così di parcheggiare per proseguire a piedi. Il numero 19 dovrebbe essere proprio qui, ma i numeri sono tutti dal 70 in sù…Giriamo così 15 minuti sù e giù per Via XX Settembre finchè ci accorgiamo che… bastava solo attraversare la strada… Peccato che quel numero 19 era messo lì a caso, insieme ad altri numeri ben più alti del 19… boh!
Ci cambiamo in fretta per la smania di trovarci al più presto davanti al teatro, ma la gentilissima titolare dell’albergo è in vena di chiacchiere e si informa sui nostri programmi indicandoci anche un bell’itinerario culturale, senza tralasciare di sconsigliarci vivamente la zona “caratteristica” di Genova… quella nei pressi di Via del Campo… Capito, no?
Mentre Flavio tenta inutilmente di entrare in un parcheggio dal quale non esce nessuno, io scalpito per andare verso il teatro e così, piantina di Genova alla mano, comincio ad avviarmi. Questa volta cerco il numero 16 di Via Cesarea… peccato che a quel numero civico c’è un bar o una focacceria, non ricordo. E adesso? Rifaccio la strada arrivando fino al lato opposto e… magia! In compagnia di tanti numeri oltre la settantina si trova anche un altro 16 che questa volta corrisponde al Teatro della Gioventù!

Nel frattempo arriva anche Flavio e dopo un po’ incontriamo Carla, proprio mentre stiamo andando alla ricerca di un bigliettino da accompagnare al nostro regalo.
Lei, bellissima e sorridente, ci saluta con il calore che le è proprio e si ferma a parlare un po’ con noi.
La temperatura è primaverile ed è piacevole passeggiare per le vie del centro dove incontriamo anche molti venditori ambulanti di rose.
Quando è ormai sera ci ricongiungiamo agli altri compagni di avventura e mentre loro decidono di mangiare qualcosa, noi due decidiamo di farlo dopo. Prima del concerto mai, per carità! Faccio compagnia a Marina e Sandra intente a gustarsi una focaccia e approfitto del mio digiuno pre-concerto per scrivere il biglietto a Carla (finalmente ne ho trovato uno sobrio, come dice Flavio).

Peccato che a fine concerto non troveremo in zona un solo locale aperto per mangiare, ma di questo scriverò più tardi.
Il concerto ha inizio alle 21,15 con l’esibizione di Ivan Segreto. Dopo circa un’ora è la volta di Carla.
Il pubblico (quasi tutti sono lì per lei) la accoglie con grande calore anche qui a Genova. La scaletta, purtroppo, è ridotta a 14 brani che Carla interpreta con tutta se stessa creando un’atmosfera da brivido. Il chitarrista Martellotta ci è piaciuto sempre di più, sera dopo sera. Ancora emozioni forti e attimi sospesi nel tempo… con un solo, ma grande rammarico: il taglio della scaletta dovuto alla scelta di far cantare insieme Carla e Segreto. Non l’abbiamo trovato giusto per nessuno dei due artisti. Un concerto, come ogni forma d’arte, ha una logica vissuto nella sua interezza e mi dispiace che il pubblico presente a Genova (ci sono persone arrivate da molto lontano, anche dalla Germania) non abbia potuto godere di un concerto come quelli di Taranto e Seriate. Fra i vari pezzi tagliati fuori da questa data, anche il meraviglioso testo di Occhi, scritto da Carla stessa.
A fine concerto, come di consueto, aspettiamo Carla per salutarla e augurarle un Buon Natale. Prima che lei esca mi viene anche chiesto da uno dello staff di mettermi a guardia del camerino, nemmeno fossi un energumeno…
Poco dopo esce Carla e si intrattiene con noi. Le consegno il biglietto scritto durante la “cena” e poi ci avviamo tutti verso l’uscita.
Mentre Carla firma gli autografi, Marina ed io ci intratteniamo a parlare piacevolmente con Francesco Cattini della International Music.
L’ennesimo venditore ambulante di rose ci propone l’acquisto. Ormai è tardi e non credo abbia ancora la speranza di vendere… Ma con uno sguardo di intesa ci mettiamo tutti d’accordo nell’attendere Carla all’uscita con un mazzo di rose! Così, quando lei esce gliele doniamo e lei ridendo: “ma… le avete rubate”? E noi: “no, le abbiamo comprate da lui” indicando il venditore, felice per l’affare concluso proprio a fine giornata.
Per noi due invece la serata si conclude alla ricerca di un posto dove assecondare i lamenti dello stomaco. Niente da fare… tutto chiuso!
Torniamo così in albergo affamati come lupi, sperando che il frigobar nasconda qualche sorpresa golosa, come barrette di cioccolato o simili, ma anche qui niente da fare… solo bibite…
Ormai rassegnati a digiunare, ci dividiamo una lattina di Coca Cola ridendo delle nostre scelte irrazionali e sognando la colazione del giorno dopo…

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Flavio Francescangeli

Lungo la strada. 27 novembre 2007, Seriate

27 novembre 2007  Seriate, Auditorium Gavazzeni

Il Viaggio, il concerto, le risate, la C2 e…andate piano!

Lungo la strada per Seriate la nebbia avvolge il paesaggio tagliato in due dall’autostrada.

Il sole riesce comunque a trafiggere i banchi illuminando gli alberi di un intenso giallo dorato.

Qualche rallentamento fra Incisa e Firenze sud, poi il tratto appenninico con gli autotreni incolonnati e il sole a illuminare la mattinata.

Arriviamo a Bergamo (dove abbiamo prenotato l’albergo) nel primo pomeriggio. Sono emozionata, un’emozione forte che non riesco a trattenere. E subito mi tradisco cercando di aprire la stanza dell’albergo con le chiavi della macchina (?!?!?!)

Lasciamo i bagagli e ci dirigiamo senza indugi verso Seriate, che dista circa cinque chilometri da Bergamo.

Nel frattempo cominciano a squillare i telefoni: “dove siete?”, “io sono in treno, ma porta ritardo”, “noi partiamo fra poco”, “Carla è arrivata?”. Tra sms e telefonate sembriamo il centralino della Sip (ops, Telecom… scusate, stavo pensando ad Animali d’America)

Alle 15,30 arriviamo al Cineteatro. Grazie TomTom, non sbagli un colpo! Sì, è vero, qualche volta mi hai mandata per campi, ma forse è solo la tua vena bucolica… e comunque trovi sempre il modo per farti perdonare 🙂

Esattamente nell’attimo in cui scendiamo dalla macchina appena parcheggiata vediamo arrivare Carla che ci saluta con uno dei suoi meravigliosi sorrisi. Il sorriso di Carla è un caldo abbraccio, un tepore dell’anima, un sorriso sincero… gli occhi non mentono…

Il pomeriggio scorre e di lì a poco ci raggiunge Davide con il quale facciamo una sosta-rifocillamento in un bar della zona.

Il sole è ormai tramontato e il freddo si fa sentire mentre stazioniamo davanti al teatro per difendere la nostra postazione (i biglietti non sono numerati…, a proposito, vorrei lanciare una campagna a favore della numerazione dei posti in teatro, almeno d’inverno!).

Pian piano arrivano tutti gli altri (non vi elenco tutti, altrimenti mi sentirei un po’ Pagine Bianche, tanto voi che leggerete questa breve cronaca vi riconoscerete come parte integrante del racconto.

Ci spostiamo nell’atrio del teatro dove la temperatura è decisamente gradevole. Mi sento nervosa…Un’emozione palpabile si impossessa di me… Gli amici mi parlano ed io sono assente. Mi chiudo nel silenzio che precede il concerto, ne ho bisogno, per ascoltare fino in fondo le mie emozioni.

Entriamo finalmente in teatro… la prima fila è nostra, anche questa volta ce l’abbiamo fatta!

Prima del concerto, grazie a Paoletta e Alessia, ho l’opportunità di conoscere di persona Susanna Parigi, un’artista che apprezzo moltissimo e che si rivela tanto semplice quanto grande artisticamente.

Il buio scende in sala…. All’apertura del sipario un’aria fredda ci colpisce in viso e fa da contrasto al calore intenso delle nostre emozioni.

Dopo una breve introduzione strumentale Carla entra in scena accolta da un caldo applauso.

Il concerto si apre con Un Blasfemo… poi tutti gli altri brani ascoltati a Taranto. Rispetto al concerto di Taranto si avverte una maggiore complicità fra Carla, Alberto e Massimo.

Un concerto intenso, scandito dalla poesia di Carla e dalla risposta entusiasta del pubblico. E’ quella che amo definire Comunicazione allo stato puro: nessun velo si frappone fra le le emozioni che si sprigionano dal palco e quelle che scaturiscono dai nostri cuori, dalla nostra fame di poesia.

E le emozioni più intense ce le offrono due brani che Carla interpreta come solo lei può fare: Col tempo e Il sole nella pioggia. Sento su di me il dolore e la nostalgia, il rimpianto e la solitudine. Sento la pioggia bagnare il viso e il sole rischiarare il mare.

Tante vibrazioni, tanti applausi e acclamazioni, anche stasera. Alla fine il pubblico è tutto in piedi…

…quel pubblico che la ama e che l’aspetterà silenzioso dopo il concerto… per dirle ancora grazie, grazie di esserci…

E’ tardi, sono le 23 passate e decidiamo di cercare una pizzeria. Non mangiamo mai prima dei concerti, per restare in contatto più diretto con le emozioni. Poi, dopo i concerti, la fame si fa sentire all’improvviso.

Ma…momento di panico… la mia piccola c2 non ne vuole sapere di mettersi in moto! Proviamo e riproviamo, ma niente da fare, è morta. Ok, effettivamente Carla ci aveva detto di andare piano, ma non di restare fermi a Seriate! Maurone e Fabio si offrono di spingere l’auto per tentare un’accensione forzata, ma nonostante gli sforzi profusi, la piccola bastarda si rifiuta di mettersi in moto. Spinta dal mio pessimismo cosmico che solo la mitica Marina riesce a placare immagino scene apocalittiche… La piccola c2 il giorno dopo dovrebbe portarci a casa: 550 chilometri!

Alla fine decidiamo di spingere la mia “simpatica” macchinina in un parcheggio e di andare a cena. Alla c2 penseremo dopo, ora pensiamo a divertirci e a festeggiare il compleanno di Marina fra risate, foto e brindisi.

Verso l’una di notte riproviamo a far partire l’auto, ma niente da fare. Che sia finita la benzina? In fondo di chilometri ne abbiamo fatti e anche il pieno prima o poi si svuota… Così decidiamo di cercare un distributore. 

Marina tira fuori dalla sua auto l’occorrente per il rifornimento e poi insieme a me e Sandra schizza via verso un distributore.

Dovete sapere che l’auto di Marina è meglio della borsa magica di Mary Poppins… ci si trova di tutto, dal temperino, alla bottiglia di spumante alla provvidenziale tanica in plastica!

Silvia documenta tutta l’avventura con la macchina fotografica, mentre i signori maschietti presenti, dopo il fallito tentativo di far resuscitare la c2 a spinte, tornano alla loro naturale indole e si limitano al… nulla!

(ma dove sono gli uomini di una volta? quelli che non dovevano chiedere mai, per intenderci…)

Anzi, no! Fabio se ne esce con questa frase, giudicate voi…: “Non si capisce perchè non parte, il quadro si accende, le luci pure, alla fine funziona tutto perfettamente!”

Ben presto vengono richiamati all’ordine e così si mettono al lavoro…

Comunque nemmeno la benzina ci salva, così mi gioco l’ultima carta che non è l’aiuto da casa, visto che la casa è a più di 500 chilometri da qui, ma i cavetti della batteria.

Come andranno messi? Niente paura! C’è Marina che sa tutto e grazie ad un eccellente lavoro di equipe… la moribonda resuscita! 

Fabio armeggia con i cavetti…

poi li posiziona diligentemente

il gemellaggio

mi appresto a mettere in moto facendo scongiuri vari

Anche stavolta l’avventura si conclude bene e Marina stappa la sua bottiglia di spumante facendo il bagno anche alla c2.

ce l’abbiamo fatta!!!

Marina stappa la bottiglia di spumante

poi beviamo alla salute della C2

La quiete dopo la tempesta

Saluti, baci, una bevutina e si parte. Flavio, io, Antonella, Silvia e Maria ci fermiamo un’oretta buona in albergo a commentare il concerto in un’atmosfera da pigiama party. Si fanno le tre. Andiamo a dormire… e speriamo che domani la c2 si avvii…

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Premio Ciampi – Livorno, 2 novembre 2007

Premio Ciampi 2007 – Teatro Goldoni

“io non ho perduto il mio cuore strada facendo…io ho lasciato il mio cuore sul porto di Livorno…”

La giornata si preannuncia assolata sin dal mattino e il sole infatti ci scalderà lungo tutto il suo moto apparente, fino a calare nelle acque calme del porto di Livorno…

Ma prima ci aspetta un piacevole viaggio su strade lontane dal caos… L’azzurro terso del cielo privo di nuvole e il blu altrettanto limpido del mare all’orizzonte incorniciano perfettamente il nostro cammino… La natura ci offre generosa il meraviglioso susseguirsi dei colori autunnali: il rosso, il giallo, nelle loro infinite sfumature, colorano le vigne ormai prive dei grappoli succosi… Filari perfettamente allineati riempiono le colline dei colori accesi dal sole…

Il fido compagno TomTom ci porta verso Suvereto, un caratteristico paese dell’entroterra toscano, dove ci fermiamo a mettere alla prova le nostre care macchine fotografiche…

Una sosta per il pranzo e via, di nuovo in auto per raggiungere Livorno…

Solito momento di panico… il caro amico navigatore non ci fa tornare indietro per la strada percorsa fino al paesello, ma ci propone un’altra via… Ignari di ciò che ci attende seguiamo fiduciosi le indicazioni…

ma ci ritroviamo nell’immancabile stradina di collina – larga poco più della piccola C2 – che sale, sale, sale…

Ok, pensiamo, da qualche parte arriveremo, magari a un certo punto si scenderà verso il mare… ma giusto appena pochi metri prima della cima, ci troviamo di fronte un’auto in senso opposto al nostro… Va bene, chi sale ha sempre la precedenza nelle strade strette… e infatti l’omino nell’altro veicolo fa retromarcia per lasciarci il passo… Purtroppo però, il “pilota-Crissi” ha bisogno di ulteriori lezioni di partenza in salita… E vabbè, dopo tanti anni di patente non ho ancora imparato, va bene? Lo confesso: non sono capace a partire in salita con il freno a mano…che sarà mai? Vi lascio immaginare il seguito 😛 

Ok, pensiamo, da qualche parte arriveremo, magari a un certo punto si scenderà verso il mare… ma giusto appena pochi metri prima della cima, ci troviamo di fronte un’auto in senso opposto al nostro… Va bene, chi sale ha sempre la precedenza nelle strade strette… e infatti l’omino nell’altro veicolo fa retromarcia per lasciarci il passo… Purtroppo però, il “pilota-Crissi” ha bisogno di ulteriori lezioni di partenza in salita… E vabbè, dopo tanti anni di patente non ho ancora imparato, va bene? Lo confesso: non sono capace a partire in salita con il freno a mano…che sarà mai? Vi lascio immaginare il seguito:P

Ok, pensiamo, da qualche parte arriveremo, magari a un certo punto si scenderà verso il mare… ma giusto appena pochi metri prima della cima, ci troviamo di fronte un’auto in senso opposto al nostro… Va bene, chi sale ha sempre la precedenza nelle strade strette… e infatti l’omino nell’altro veicolo fa retromarcia per lasciarci il passo… Purtroppo però, il “pilota-Crissi” ha bisogno di ulteriori lezioni di partenza in salita… E vabbè, dopo tanti anni di patente non ho ancora imparato, va bene? Lo confesso: non sono capace a partire in salita con il freno a mano…che sarà mai? Vi lascio immaginare il seguito:P

L’ostacolo viene comunque superato, ma ci si mette Flavio a “gufare”…”e se questi pezzi di legno ci cadono addosso?”

Ma fortunatamente non sarà così, altrimenti il signorino sarebbe volato giù dalla macchina. Poco dopo, all’imbocco di una curva, ci si presenta lo spettacolo del mare piatto dove il sole deposita i suoi luccicanti riflessi argentati…

Il mare… senso di libertà, di vita, voglia di esistere, di respirare… un sorriso che non si può reprimere si apre nei nostri occhi felici…

Nel primo pomeriggio arriviamo a Livorno e lasciamo l’auto nei pressi del Teatro dove un piccolo assembramento di persone attende l’apertura del botteghino… Scopriremo poi che si trattava di amanti della Prosa…

Indecisi sul da farsi, sostiamo per una mezz’ora lì davanti, poi decidiamo di sfruttare la luce rimasta per scattare qualche foto nella zona del porto. Ci incamminiamo lungo un canale che ci porta dritti verso la darsena vecchia dove trascorriamo una buona oretta a scattare foto fino al tramonto, molto suggestivo…

Con il sole basso, ma ancora visibile, torniamo verso il Teatro. Una sosta in un bar per rifocillarci un po’, poi l’incontro con Silvia e Antonella, con le quali riprendiamo a camminare verso la darsena…

Un aperitivo in un altro locale e quindi davanti al Teatro aspettando di poter entrare.

Più tardi arrivano anche GianPaolo, Endrio, Ruby e Ketty, Marina, Sandra.

Su continue e amichevoli pressioni di GianPaolo, Flavio ed Endrio si lasciano convincere a prendere qualcosa in un locale prima di entrare nel teatro…

Mai scelta fu più errata… Mentre i tre “sfortunati” stanno decidendo cosa prendere, Carla arriva al Teatro. Il suo sorriso raggiante mi scalda il cuore e mi fermo a scambiare qualche parola con lei non tralasciando qualche imprecazione contro il capo dei capi della mia società il quale con le sue noiose chiacchiere qualche giorno prima mi ha fatto perdere una telefonata fondamentale, la sua… Carla ride di cuore mentre le racconto l’accaduto.

Ma… il regalo che volevamo darle Flavio ed io è proprio nelle tasche di quel debosciato che si è defilato per farsi una bevutina fra amici…

E così una telefonata di Silvia arriva a Flavio proprio mentre stava per posare le labbra al bicchiere… “Vieni subito a rapporto” dice la Carota. E così, bevuto tutto in un fiato l’aperitivo, e lasciando l’onere di pagare ai due rimasti, si precipita verso il teatro ma… troppo tardi… al suo arrivo Carla, che si era attardata un po’ per aspettarlo, è ormai entrata…

Prima dell’esibizione di Carla, che ci proporrà tre canzoni, si alternano sul palco vari artisti, alcuni noti altri un po’ meno…

Terminata l’esibizione di Carla, si verifica un’anomala fuga dalle prime file del teatro … che strano…, un vero tzunami:)

Ci ritroviamo al freddo pungente ad attendere lei che ci aveva detto che sarebbe andata via subito dopo aver cantato i suoi pezzi.

Passa una mezz’ora e non si vede nessuno… Stanchi, infreddoliti e anche un po’ affamati sguinzagliamo Endrio (in realtà si è sguinzagliato da sé) alla ricerca del ristorante e casualmente ci troviamo proprio dove Carla sta cenando con il suo staff. Flavio ed io riusciamo così a darle il nostro piccolo dono e lei ci ringrazia dolcemente.

La serata procede tra ottimi piatti e grandi risate, la compagnia è divertente e allegra… Tiriamo fino a tardi nel locale dove siamo rimasti solo noi a far casino…

Infine si parte, a gruppi ci allontaniamo sulle strade del ritorno dopo una bella giornata in compagnia delle nostre emozioni

Ecco alcune foto della serata dopo il concerto:

Le foto del concerto

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Concerto ad Amandola, 07 09 2007

7 settembre 2007  Piazza Risorgimento

Un viaggio in auto attraverso l’appennino umbro-marchigiano ci ha portati incontro a una bellissima giornata, di quelle che non si dimenticheranno mai, nemmeno quando il tempo avrà annebbiato ricordi, sbiadito immagini…

Giorni così, abbiamo avuto la fortuna di viverne molti insieme a te Carla, amica “inconsapevole” come amo definirti, in fondo compagna dei nostri viaggi, quelli sulle strade che ci hanno portato nei luoghi dei concerti…quelli sognati che portano la mente altrove… quello più importante, il viaggio che ognuno di noi fa attraverso la sua vita…

E tu sempre presente…

Prima di partire, una Crissi completamente vestita di nero, ma, viste le aspettative della giornata, un po’ meno cupa del solito, lascia sfuggire al controllo del suo io una frase: “Il nero mi protegge dalle insidie del mondo”…Forse un tentativo di emulare la Filosofa (la nostra cara amica Maria -n.d.r.), oggi purtroppo assente?

Comunque torna subito con i piedi per terra occupandosi di cose pratiche: le istruzioni per Chiara:

L’appennino ci svela la sua bellezza, l’auto procede lungo strade che costeggiano dirupi scoscesi, alla fine dei quali scorrono lenti corsi d’acqua…tra il verde acceso della vegetazione, tra l’azzurro terso di un cielo prematuramente freddo dove nuvole bianche, candide, danzano nel vento …

Salgono i tornanti, fino ad ampi spazi aperti che il silenzio, unico suono udibile, riempie…

incontriamo pochi altri viaggiatori su quelle strade… scendendo, una mucca sul ciglio della strada osserva la nostra auto senza troppo interesse…

.. più in là un gruppo di colombi attraversa l’asfalto per poi levarsi in volo al nostro avvicinarsi…

La strada sembra più lunga di quanto non sia nella realtà…

Arriviamo comunque presto a destinazione…

…e senza troppa fatica troviamo subito il palco.

Il paese è piccolo e silenzioso.

In compagnia del simpaticissimo Antonio, appena conosciuto, visitiamo il borgo e scattiamo alcune foto…

Il pomeriggio continua tra parole e silenzi, sguardi, sorrisi, foto e attese…

Poco dopo le 17 arriva Carla, tailleur grigio, si ferma un attimo a salutarci prima di salire sul palco per tentare di provare i pezzi per la serata.

Le prove vanno avanti faticosamente, la piazza non è stata chiusa al traffico, c’è un continuo viavai di auto, autotreni, camion, un gran rumore attorno al palco.

Carla però la prende con grande ironia, anche se è visibilmente inquieta per quello che sta accadendo. Tanto che dopo un po’ ci esorta a salire sul palco per scattare qualche foto che testimoni in quali condizioni sia costretta a provare…

dal palco

Alice osserva il traffico…

Certo la vista che si ha dal palco è piuttosto avvilente, immaginiamo cosa possa provare un artista a trovarsi in quella confusione…

Il sole inizia a scendere, l’aria si fa sempre più fresca, quasi fredda, e ci aiutiamo con qualche grappino offerto generosamente dal buon Maurone (quelli del bar avranno pensato male visto che si è presentato al banco almeno tre volte e ne è tornato col bicchierino pieno).Comunque ci ha salvati dal congelamento… anche se non senza effetti collaterali: quando è iniziato il concerto Crissi era piuttosto brilla, ma stranamente non le tremavano le mani, come testimoniano le riprese fermissime della serata. D’altra parte Gianpaolo, dopo il concerto, continuava a dire: “questo concerto l’ho vissuto in modo molto particolare, non so, sarà l’effetto dei grappini…”.

Una foto alla  piazza di notte…

…e poi…in preda all’euforia provocata dall’alcol e dall’attesa del concerto ci facciamo una bella foto di gruppo (qualcuno viene colto in flagrante con il bicchierino in mano)

Foto di Flavio (che essendo l’unico ancora in retti sensi si è prestato ad immortalarci)

La piazza non si riempie, passa il tempo e sembra sempre vuota, le auto e gli autotreni continuano ad attraversarla…

Alle 22 inizia il concerto…

Facciamo sentire a Carla tutto il nostro calore, tutto il bene che le vogliamo, l’affetto, la riconoscenza, la stima.

Carla continua a cantare nonostante il rumore proveniente dalla strada e da un bar lì vicino, Lo fa per noi che siamo in pochi, ma con gli applausi e le parole gridate da sotto il palco le rimandiamo le emozioni che lei stessa suscita in noi…

Sarà comunque un concerto da ricordare, la voce di Carla è potente, lieve, leggera, penetrante, dolce, aspra… Sul palco dà tutta se stessa e lo fa in modo straordinario, come chi desideri ad ogni costo ribadire il valore della poesia… l’arma più nobile contro l’indifferenza e il rumore provocati da chi non sa ascoltare. Alberto suona magnificamente come sempre e si esibisce anche alla chitarra in una versione un po’ modificata di Anin a gris.

Ci ringrazia infine Carla, per essere lì..

Ma siamo noi che ringraziamo te, che non hai smesso di cantare quando un’autobotte enorme si è affacciata sotto l’arco della piazza interrompendo la sempre bella “Dammi la mano amore”…

autobotte di passaggio :/

…le tue parole spezzate a metà da uno sguardo sbigottito e da una risata spontanea, come spontaneo è l’applauso ironico che fai a tutto ciò…”io direi che passiamo al pezzo successivo” dici a Tafuri… ma al coro dei nostri no: “va bene, perché siete voi eh, perché il mio istinto sarebbe quello di andarmene, però per rispetto a voi e a tanti amici che mi sono venuti a trovare da molto lontano, e io li ringrazio tantissimo… andiamo avanti”

Ecco, questo è stato il concerto di Amandola, un momento intenso, vissuto in maniera diversa dal solito, forse più intima…

Grazie Carla. Grazie di essere così…

Le prove

Luciano Serena, fonico – foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Il concerto

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Cristina Paesani

Gorizia, 13 maggio 2007 – Alice e Orchestra Naonis

Piazza Transalpina 

Cronache friulane ovvero “Abbandona l’Io e abbraccia l’Universo”

Racconto a quattro mani – seconda parte

12 maggio 2007

Sabato mattina colazione nella pasticceria di Palmanova… due cialde che racchiudono un letto di cioccolata e panna montata… un ottimo modo per iniziare la giornata:)

Flavio, Maria ed io partiamo poi con destinazione Postumia, dove andiamo a visitare le grotte e il castello di Predjama.

Il tempo è piuttosto grigio, ma non fa freddo. Arrivati a destinazione cercando di interpretare i cartelli stradali in lingua slava (Roberto ci abbandona subito dopo la frontiera) e dopo aver sbagliato l’entrata in autostrada, ci prepariamo per la visita alle grotte.

Avendo letto prima di partire che la temperatura all’interno è di 10°C Flavio e Maria portano con sè giacche e maglioni. In realtà Flavio mi aveva ripetuto più volte di portare con me qualcosa di pesante per la visita alle grotte, ma io che, come è noto, ho problemi non solo di udito, ma anche di ascolto del prossimo, mi presento vestita con una canottiera e un giubbino di pelle (il giaccone pesante invece meglio lasciarlo nell’auto parcheggiata davanti a casa di Maria…).

Così comincio a imprecare contro me stessa e la mia sbadataggine. E’ a questo punto che Maria (di qui in poi “la filosofa”) ci regala una perla della sua saggezza “Crissi! Abbandona l’Io e abbraccia l’Universo!”. Ecco spiegato dunque il titolo di questo racconto:). Poi i due nemici del mio ego, con fare a dir poco sprezzante, quasi mi lanciano un maglione…

Prima di entrare nelle grotte, decido di entrare appieno nella parte della turista e prendo a nolo una graziosissima mantellina verde militare dotata di cappuccio per potermi riparare dal freddo delle caverne…

La visita è piuttosto interessante anche se alcuni particolari lasciano un po’ a desiderare. Ma la natura ci rivela i suoi lati meravigliosi.

Un trenino che sfreccia a velocità forse un po’ troppo elevata per essere una visita alle grotte, ci porta sino al punto in cui incontreremo la nostra guida, ma prima di ciò veniamo raggruppati per nazionalità e questo in quel luogo fa un po’ un effetto campo di concentramento…

La nostra guida ci spiega qualcosa, poco per la verità, sulla modalità di formazione di stalattiti e stalagmiti. Ci parla poi del principe delle grotte: il Proteus. Si tratta di un amabile animaletto cieco di colore chiaro, in realtà un anfibio che ricorda una lucertola nella forma. Bene, questo Proteus, ci spiega la guida, vive anche 100 anni, può digiunare per 9, e non si sa bene come si riproduca.

Proteus – Foto tratta dal sito http://www.lifeclass-postojna.com

Per una serie di ragioni che non sto a spiegare, viene scelto come mascotte ufficiale di un nuovo club a cui sembra possa iscriversi un discreto numero di persone: il Club del Proteus (per info e modalità d’iscrizione rivolgersi alla Filosofa, che ha ispirato il tutto)…

Finita la visita ci apprestiamo a risalire sullo stesso trenino dell’andata ma, complice la ressa, il trenino parte e Flavio e la Filosofa mi abbandonano sola soletta nel mio “vagoncino” restando sulla banchina e accennando un sadico “Ciao Chicca!”. Loro ritengono che sia stata io ad abbandonarli, fatto sta che li guardo mentre il treno corre via e mi dicono poi che avevo uno sguardo da cucciolo abbandonato sull’autostrada.

Mi ritrovano all’uscita, già immersa tra bancarelle e negozietti vari in cerca di qualche gadget e di una magliettina con annesso Proteus.

Così, disquisendo sulle abitudini del Proteus, sul mio Ego smisurato, sull’Universo ed altre amenità ci concediamo una pausa pranzo con un panino ciascuno. Flavio è attratto da una scritta sul menù, “cevapcici” (specialità culinaria di quelle parti), una sorta di salsicciotti di carni di maiale e manzo molto speziate… ma preferisce restar leggero e ci rinuncia. Non l’avesse mai fatto! Cevapcici gli piace troppo come suono e per non dimenticarlo lo pronuncia continuamente durante il resto della giornata e del giorno successivo rischiando di causare gravi scompensi psichici alla Filosofa, già provata dalla nostra presenza e dal mio Ego).

Ultima tappa della gita in Slovenia il castello di Predjama, abbarbicato su una parete rocciosa verticale, ed in qualche modo immerso in un teatro naturale dove uccelli e grilli cantano senza sosta rallegrando i nostri animi.

Infine si torna a casa, ma Roberto, forse sotto gli effetti del vinello, continua a ripetere “tornate indietro quando potete, poi prendete l’autostrada” Non se ne può più! La Filosofa – inneggiando a una rivoluzione femminista – mi impone di licenziarlo, pena il suo esaurimento nervoso… E così, mio malgrado, decido di assumere Chiara come nostra nuova guida.

Appena passato il confine la Filosofa ci porta a vedere la piazza dove si terrà il concerto di domani, non ci sembra un granchè ad una prima occhiata…

La serata si conclude in un ottimo ristorante friulano dove gustiamo un’abbondante (e buonissima!) cena dimenticando per un po’ le abitudini del nostro amico Proteus…

13 maggio 2007

Il sole ci fa ben sperare per la giornata e per il concerto in piazza a Gorizia (anche se abbiamo capito che il tempo è variabilissimo da queste parti e la Filosofa ci conferma che a volte a Palmanova piove e a S.Maria La Longa – qualche chilometro più in là – splende il sole…

Dopo la colazione nell’ottima pasticceria, decidiamo di dare una ripulitina all’auto di Maria. Sì perchè in realtà di auto aveva ormai ben poco… Di lì a poco, infatti, ci sarebbero cresciute delle piantine…Ci armiamo dunque di aspirapolvere, spugne, straccetti e tubo e alla fine otteniamo un risultato apprezzabile per lo sforzo profuso nel tentativo di rendere giustizia alla Pluriel.

Nel primo pomeriggio Flavio ed io partiamo alla volta di Gorizia, mentre la Filosofa decide di fermarsi ancora un po’ a casa per raggiungerci più tardi…

A Gorizia visitiamo (un po’ di corsa) il castello, molto suggestivo e ben tenuto. In questo luogo si è appena inaugurata anche una mostra. Ci colpisce un phon acceso in un secchio d’acqua… Sarà un’opera d’arte? Ci chiediamo entrambi…

Ci dirigiamo quindi verso Piazza Transalpina.

La piazza non è bellissima da un punto di vista architettonico, ma ha una particolarità che ci fa capire anche il significato del nome dato alla serata Concerto sul confine. Su questa piazza, infatti, si trova il confine tra Italia e Slovenia e dove un tempo c’era un recinto ora si trova una sorta di “tombino” rotondo con le scritte Italia e Slovenia nei due semicerchi, nel mezzo una riga. Ci accorgiamo così che il palco è situato esattamente a metà tra i due Stati.

 

Cristina con un piede in Italia ed uno in Slovenia

Il significato di quella piazza rende molto suggestivo il luogo del concerto…

Sono le 16,30 e mi posiziono addosso alla transenna. Il sole mi accarezza il viso e mi sento in pace con me stessa e con il mondo…

Flavio invece comincia a risentire del caldo e i suoi neuroni iniziano a mostrare segni di cedimento:)

Flavio gioca con la cuffia paravento del microfono

Intanto sul palco prova il cantante atteso da tutti, Oliver Dragojevich: capelli bianchi, stile melodico, a quanto pare molto amato in Slovenia. Noi restiamo lì, alla transenna, in attesa delle prove di Carla, ma lo scorrere del tempo ci fa presagire delle prove molto brevi…

Infatti sarà così, solo un quarto d’ora per il sound check della voce e per ascoltare il coro eseguire alcune parti delle canzoni che Carla canterà.

Nell’attesa mi fermo a parlare con Alberto Tafuri. Si augura che possa realizzarsi l’idea di un tour autunnale con l’orchestra… Già, sarebbe meraviglioso… Ma voglio riportarvi le sue parole sulla serata che ci attende, parole che restano incise in me: “quando ascolto tutte queste “stelline” mi rendo conto di quanto io sia fortunato a lavorare con un gigante come Carla. Non c’è nulla da fare, quando arriva lei e intona Prospettiva Nevski tutto il resto tace”… Non c’è bisogno di commenti…

Il palco a questo punto è affollatissimo, l’orchestra, il coro composto da almeno una cinquantina di giovani, i microfoni, i monitor…

Verso le 20 inizia il concerto. Apre di nuovo Zaira Zigante, poi Martina Feri, quindi Predin che stasera parla solo in sloveno, ma ormai siamo preparati sul suo repertorio… e inoltre Flavio ha la “fortuna” di avere accanto a sè un abitante del luogo che ha voglia di socializzare e traduce di volta in volta quello che dice Predin. 
Io mi sto letteralmente addormentando, ma ad un certo punto decido di reagire e mi abbandono a una danza scatenata sulle note del Predin. La filosofa mi guarda in preda allo sconcerto… Fa varie ipotesi su questa mia reazione: ho forse deciso di prendere la cittadinanza slovena? Ho assunto una dose doppia di Prozac? Nulla di tutto ciò. Che si tratti invece del tanto agognato abbandono dell’Io?

Ma ci siamo… finalmente è il momento di Carla. Siamo un po’ preoccupati per l’ambiente, si sente il brusio di gente che cammina più in là, a lato del palco, non ci sembra il luogo adatto per Carla, ma siamo qui…
Ed è bello esserci sempre…
Carla appare molto solare anche stasera e uno dopo l’altro canta i 7 brani scelti, lasciandoci addosso emozioni che porteremo con noi fino al prossimo concerto… Rispetto alla serata di Maniago, la novità è costituita dal coro che incanta ed emoziona…
Finita la sua esibizione ci apriamo un varco nella folla che è in attesa di Dragojevich e andiamo a salutare Carla. Ci accoglie con un sorriso e ci regala un altro di quei momenti magici che non scorderemo mai… Flavio è in estasi, io sono ormai pronta ad abbracciare l’Universo:) 
Poi i due moschettieri (Flavio e la Filosofa) mi trascinano via… già… anche io devo aver subito gli effetti dell’insolazione pomeridiana, visto che vorrei fermarmi ancora ad ascoltare la canzone “Malinconia” di Dragojevich. Niente da fare… i due, complici,  me lo proibiscono…
Ci fermiamo in una pizzeria, ognuno immerso nei suoi pensieri, nelle sensazioni vissute nell’intimo… Il Proteus torna nei nostri discorsi più o meno seri, insieme all’Io e all’Universo… ai cevapcici, alla tresca tra Chiara e Roberto…

Tre giorni splendidi si concludono. Non ci resta che un lungo ritorno a casa…

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maniago 11 maggio 2007 – Alice e Orchestra Naonis

Teatro Verdi

Cronache friulane ovvero “Abbandona l’Io e abbraccia l’Universo”

Racconto a quattro mani – prima parte

11 maggio 2007

La sveglia di buon mattino, l’aria frizzantina, il giorno che si risveglia, il desiderio di mettersi in auto, godere del viaggio lungo mezza Italia, osservare il continuo mutare dei panorami attraversati, scrutare il cielo, i papaveri che colorano di rosso acceso i campi verdi, come nei quadri di Monet…

Partiamo alle 7, Flavio ed io. Mi metto al volante… felice…La radio diffonde musica un po’ noiosa, e tra un brano e l’altro ci giungono notizie sul traffico in autostrada… al momento tutto tranquillo.

Una prima sosta per fare colazione… e all’uscita dall’autogrill sistemo bene il regalo per Carla e prendo il biglietto vuoto da scriverle durante il viaggio… poche, intense parole per dirle grazie…

e poi via per una lunga tirata fino alla prossima tappa… Maniago, in provincia di Pordenone. 
Ma… ecco il primo intoppo in arrivo… come sperare che per una volta vada tutto liscio quando si parte per un concerto? 
Notizie di un veicolo in fiamme in un tratto di strada di fronte a noi ci fanno decidere di uscire al primo casello per aggirare l’ostacolo… si parla già di un chilometro di coda… Prendiamo una strada provinciale che sale e scende lungo le colline umbre, attraversando piccole frazioni e ampi boschi; pensiamo “abbiamo proprio visto giusto!”
 Avete presente le ultime parole famose? Ecco, proprio quelle! Poco dopo aver imboccato questa strada, dove non è possibile sorpassare, ci troviamo di fronte un mezzo pesante che sembra arrancare a 20 km orari… e noi dietro… ancora un po’ e cominciamo a vedere una colonna di mezzi pesanti nel senso opposto che tentano di percorrere quella che per loro è una mulattiera. Cominciamo a temere seriamente di non arrivare in tempo! Se per caso uno di questi mezzi si ribaltasse o restasse bloccato in mezzo alla strada saremmo davvero spacciati, senza possibilità di uscirne in tempi brevi. 
Procediamo a passo d’uomo, gli autotreni devono fermarsi a turno per lasciar passare gli altri, soprattutto in curva. Roberto, affezionatissima voce maschile del TomTom che ho assunto con contratto a progetto come mio fidanzato ufficiale (non rompe, è fedele e soprattutto trova sempre la strada) è zelante come un soldatino di piombo… continua a ripetere “tornate indietro quando potete, poi prendete l’autostrada”. Grazie del martellante consiglio, ma se prendo l’autostrada al concerto non ci arriviamo più! I minuti scorrono e abbiamo percorso appena un paio di chilometri dei 18 previsti passando dalla strada alternativa… Qui sotto due immagini che rendono l’idea dell’imbottigliamento sulla “strada alternativa”:

 

A questo punto il camion che ci precede sembra farci una gentilezza, si accosta, mette la freccia a destra… pensiamo ci lasci passare… e no! No no no!

Mentre tento il sorpasso (sempre a passo d’uomo) da lontano sbuca la figura di un carabiniere dotato di paletta che energicamente ed insistentemente mi fa segno di rientrare in corsia. Il motore si spegne, il carabiniere, lo vedo anche se è lontano, comincia a innervosirsi pensando che io non abbia capito… Riaccendo il motore e mi rimetto in fila, ma nel frattempo l’uomo è giunto fino a noi e con piglio deciso e accento vagamente calabrese “Signorina! Lei ha qualche problema di salute per caso?” E io: “No, no, non avevamo visto che stava fermando il traffico per agevolare il passaggio degli altri”.

“No, perché se ha qualche problema, lo troviamo il modo di superare tutti e portarla in ospedale, se serve si fa tutto…”. Io comincio a spazientirmi, come si evince dal mio tono di voce, nonché a fare scongiuri anti-sfiga. Per fortuna Flavio, con la sua calma serafica, azzarda un sorriso e un occhio mortificato che rabboniscono l’uomo in divisa.

Non so quanto abbiamo impiegato per fare i restanti 16 km della stradina… Comunque sia, dopo un tempo che sembra interminabile, ci rimettiamo in viaggio sull’autostrada e di buon passo (rispettando i limiti e le centinaia di autovelox) manteniamo la giusta velocità che ci porta verso il nord in tempi un po’ più lunghi del previsto, ma comunque largamente in anticipo per il concerto.

Lungo il viaggio ci accompagna un sole splendente, dall’Umbria alla Toscana, alla Romagna, poi in Veneto e quindi in Friuli, un bel sole estivo e caldo dappertutto…

Mentre ci avviciniamo a Maniago, seguendo le indicazioni del fedele Roberto, nuvole minacciose si affollano sulle montagne ai piedi delle quali sorge il paese, tutt’intorno ancora sole a picco…

Effettivamente giunti a Maniago il cielo è scuro sopra di noi, solo in lontananza un po’ di chiarore sembra farci sperare.

Decidiamo di sederci al bar di fronte al teatro dove viviamo uno dei molti momenti magici di questo meraviglioso week end. Carla è seduta ad un tavolo all’aperto. Ci saluta sorridente, poi le consegno il mio regalo. Flavio ed io andiamo a sederci all’interno del bar. Poco dopo Carla si alza, entra nel bar per ringraziarmi… si ferma a parlare con noi e anche Flavio le consegna il suo regalo. Un incontro lungo, delicato, intenso, parole che scorrono senza fermarsi, semplici discorsi fra amici…

Carla infine ci saluta e torna al suo tavolo, io bevo la mia acqua tonica e Flavio il suo cappuccino ormai tiepido. Già da un po’ ero in subbuglio… emozionata e felice per la serata che mi aspettava…ora sono definitivamente persa, tant’è che Flavio continua a parlarmi senza aver risposte sensate, anzi, senza avere proprio risposte…

Facciamo un giretto per Maniago, il centro è carino, il tempo è nero, c’è una bella piazza con al centro una fontana a cui dedichiamo diversi scatti…

prima che un fragoroso temporale ci costringa a ripararci sotto i portoni lungo i marciapiedi… Mentre io mi fermo per l’ennesima telefonata, Flavio si fa una cultura sulla famosa coltelleria di Maniago osservando una fornitissima vetrina dove luccicano vari tipi di coltelli, spade e pugnali da far invidia al “vecchio” Rambo.

Sono quasi le 20 quando smette di piovere. Ci rifugiamo ancora nel bar e di lì a poco ci raggiunge Maria Teresa con due amiche, poi Maria anche lei in compagnia di due amiche…

Finalmente entriamo in teatro…

e lo spettacolo inizia

Apre Zaira Zigante: un abito nero, semplicissimo, stile sobrio ed una tenerezza forse suscitata dal pancione evidente; non la conoscevamo, ci lascia sensazioni positive, la voce è gradevole e ci piace il suo modo di interpretare le canzoni. Poi arriva Zoran Predin, con la sua musica tipicamente slovena, molto movimentata anche se abbastanza monotematica in fatto di argomenti trattati, tutti a sfondo… sentimental-sessuale, per così dire….

Ma finalmente arriva il momento di Carla, vestita di bianco, con la classe che la distingue da sempre ci presenta uno dopo l’altro i brani selezionati per questo mini concerto.

Nuove vesti avvolgono i brani che ormai, per parafrasare Carla, sono nelle nostre cellule.

Gli archi introducono Febbraio e con la voce entra anche l’arpa, poi la tromba si eleva piano dal tessuto orchestrale…

Segue Non insegnate ai bambini, sempre delicata come una filastrocca.

Il terzo brano, durante la presentazione del quale un “simpatico” signore intona “vivere vivere vivere non è più vivere…”, è I treni di Tozeur, ancora l’arpa sostiene la struttura coi suoi arpeggi ripetuti e il brano scivola via lieve e delicato come non mai.

Come un sussurro si apre E’ stato molto bello dove si intrecciano i suoni degli archi, della fisarmonica, dell’arpa e poi dei fiati, fino al crescendo delle percussioni e della voce di Carla, capace di passare dalle sfumature più lievi a quelle più energiche richieste dall’interpretazione di questo brano. Meravigliosa… valeva la pena venire fin qui solo per sentire questo pezzo suonato con l’orchestra… un’emozione intraducibile…

Prima di Anin a gris il solito “simpatico” signore di prima torna a declamare qualcosa… colgo solo un sussurro di Maria che sibila “uccidetelo!”

E’ una versione ancora più dolce, forse con più pathos, quella che ascoltiamo per la prima volta. Flavio si perde nel suono del violoncello (sarà che ha un debole per il suo suono…) che discorre con il primo violino.

Ecco l’arpeggio di Prospettiva Newski, stavolta non è il pianoforte a eseguirlo ma l’arpa, la seconda strofa si apre con l’accompagnamento delle percussioni poi l’armonia si riempie degli altri strumenti. Anche questo brano trova nell’esecuzione orchestrale una dimensione più consona alle sue potenzialità, o forse sarà che da tanto tempo siamo abituati ad ascoltarla con l’accompagnamento del solo pianoforte.

Il concerto di Carla si chiude con Per Elisa, incipit dei fiati, ingresso delle percussioni energiche e insistenti di un poderoso strumentista e poi i violini, la tromba e… lei…Carla…

La serata finisce, lasciandoci ancora un po’ affamati di musica e parole…

In realtà la nostra serata si concluderà più tardi, in un ristorante, dove arriveranno anche Carla e il suo staff. Infine il ritorno a casa di Maria, un centinaio di chilometri, un bicchierino di limoncello e finalmente a nanna dopo una lunghissima e meravigliosa giornata, preludio di altri momenti magici legati a Carla e alla sua splendida Musica.

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani