20 marzo 2015 Azzano Decimo – Data ZERO – Weekend Live

9.00 Partiti già… Il viaggio fino in Friuli è lungo ma siamo certi che ci aspetta una meravigliosa giornata…


Ascoltiamo Weekend in auto e facciamo ipotesi sulla scaletta. Siamo felici… Molto!

Ore 15,59 – Pravisdomini. Ebbene sì, iniziata la prima avventurosa avventura del weekend tour. Siamo davanti a un Hotel (3 stelle) ma nessuno risponde alla reception:(((( chiamato il titolare al cellulare dice che arriverà fra 7-8 minuti. Stiamo fermi ad aspettare qua fuori….

Ecco, forse arriva qualcuno…. Una signora che parla pochissimo italiano e capisce ancora meno 😭😭😭😭😭😭 ci porta in camera; proviamo a spiegarle che stasera faremo tardi e avremo bisogno della chiave del portone. Pare non ci sia modo…. Forse dovremo chiamarli al cellulare anche stanotte😱😱😱😱😱 Tripadvisor ne parlava bene, cavolo!!!! Non ce la posso fare 😰 Non ce la posso davvero fare 😭😭😭😭😭😭

Ore 17,14: finalmente siamo riusciti ad ottenere le chiavi del portone dell’albergo! Non dovremo fare gli accattoni stanotte, e già è qualcosa!

Davanti al teatro, dietro una porta chiusa…. È il magico momento in cui da lontano arrivano le note delle prove…. Emozione pura…. Carla sta provando Aspettando Mezzanotte e le note alte ci arrivano dritte nell’anima….
Ascoltando le prove si è fatta sera, l’aria è un po’ più fredda ed il buio intorno avvolge il teatro. Verso le 19 Carla esce per andare a riposarsi prima del concerto. Noi, recuperati i biglietti, andiamo a rifocillarci un po’ con i nostri amici che nel frattempo ci avevano raggiunto.

Ore 21.15. I musicisti e Carla entrano in scena.
Le emozioni si ripercuotono in noi in questo ennesimo concerto di un’artista che amiamo da sempre e che nel tempo continua a regalarci istanti unici, verrebbe da dire irripetibili, ma che invece, per una strana alchimia, si ripetono magicamente, in maniera inaspettata…
Un’ora e mezza di canzoni scelte da WEEKEND e SAMSARA, oltre a pezzi storici rivisitati per l’occasione.

Sul palco con lei
Osvaldo di Dio: chitarre, tastere, voce
Floriano Bocchino: tastiere/pianoforte, voce
Antonello D’Urso: chitarre, basso, live electronics, voce.

©Cristina Paesani

 

©Flavio Francescangeli

 

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JANUARY 30: UDINE, HERE WE COME! IN 8 HOURS, THOUGH :)

Translation by Davide Andreis 

7.51 AM
We’ve been on the road since awhile, Flavio, me and the legendary Chiara (aka GPS navigator).
The Tempo Senza Tempo C1, which is, by the way, more and more dirty, has now made her way on E45.
Four days of fire await her… She will stack up kilometers, this small baby… and they insist on calling her “city car”!
We listen to Samsara in the car and talk with a note of sadness about the cancellation of Asti’s concert.
Right at the end of tour, it’s the last thing we needed! It was one of the last days to listen to Samsara live, at least for this winter tour…
But now here we are, driving to Udine, three wonderful concerts are ahead of us so, despite the “separation trauma” that inevitably will hit us in less than a month, we try to fully savor these joyful days.

10.13 AM
We are near Ravenna. The fog is a real pea souper. We listen to Exit…
What a great album!

11.45 AM
Near Chioggia. A strip of asphalt divides the lagoon in two, there is no clear borderline between the clear sky and the water; wrapped into fog, which slowly clears up, they merge into a single element.

3:17 PM
We are in Udine in front of the theater… Doing what, at this time, we don’t really know, but that’s okay. We did a a nice photo tour downtown Udine. Silence and poise, scents of food just eaten, low and colourful…

6:04 PM
In the theater… “Tempo Senza Tempo”, in the empty stalls, echoes even more strongly within us… Sitting in the back of the stalls, we silently attend the rehersals, enjoying these precious moments.

8:44 PM

The concert is about to begin… first row and lots of joy 🙂 The curtain rises once again on the notes of “Tempo Senza Tempo”. This Samsara Tour is a vehicle towards magic and ecstasy… It’s no accident the concert begins with this song, at least we do feel so…
This opening is almost a definition of intents not expressed through verbal language, but between the lines of sublime emotions. “Tempo Senza Tempo” is that area without an actual time period, in which music feeds energies, passions, moods and emotions. Carla’s low, deep voice in this song underlines its intensity and significance.
Time and space lose all borders to end up in a dream. The ending with “Il Cielo” seems to confirm this feeling of absolute suspension. And so heaven and earth merge losing their borderline, and near and far are here, together, in the space of a theater where grace and beauty are housed too, and where thought is lost, actually. And here we are, suspended, happy to “fly above the clouds, among the stars”…

Alice, dal friulano 
al sanscrito canta “Samsara”

Torna la cantautrice adottata da Tricesimo. Nell’album canzoni di Ferro e di Battiato

di Alberto Zeppieri, Messaggero Veneto

TRICESIMO. «Alice è un emblema di stile e di integrità un esempio di come ci si dovrebbe comportare quando si fa musica: seguendo l’istinto e la passione, assecondando i propri tempi e la propria sensibilità». A dirlo è Tiziano Ferro, che aggiunge: «Scrivere per lei è stata una delle sfide piú stimolanti». Quella del cantautore di Latina non è l’unica grande firma dell’album, che esce oggi in tutta Italia: in Samsara, oltre a due brani di Alice, troviamo composizioni di Francesco Messina, di Mino Di Martino che firma ben quattro brani, dell’amico Franco Battiato (che le regala la canzone Eri con me), oltre a tre cover d’autore: Il cielo di Lucio Dalla, una rilettura in studio della poesia di Totò messa in musica da Giuni Russo (A’cchiù bella) e un brano scovato dal repertorio dei Califfi: Al mattino.

«Mi sono avvalsa di musicisti e collaboratori coi quali condivido gusti musicali da moltissimi anni, in primis Francesco Messina, con cui lavoro dal 1986. Loro sanno realizzare i brani seguendo la mia sensibilità che è anche la loro. Questo album è un gioco di squadra. Poi ci sono stati regali meravigliosi, come i due di Tiziano Ferro» ci spiega Alice.

Samsara (che in sanscrito significa «l’eterno scorrere della vita») è un’osservazione attenta di quanto ci circonda, la cronaca del corso incessante delle cose. Quando si concepisce un progetto cosí importante, viene da chiedersi se l’impegno venga poi ripagato dall’accoglienza del mercato e del pubblico. «Non ho mai inseguito la quantità né pensato di scrivere per il successo o per una posizione economica migliore. La mia spinta motivazionale è sempre stata legata a una necessità di espressione. Cantare è la mia forma piú alta di preghiera».

Un lavoro fatto in assoluta autonomia, sia per le scelte, sia per le tempistiche. «Ho iniziato a produrmi da sola nel 1999, dai tempi di God is my dj (una ricerca del sacro nella musica), ancora sotto contratto con la Warner. Poi ho pubblicato Lungo la strada (2009) e adesso Samsara. Il 30 novembre inizierà da Forlí un tour teatrale, in Italia e poi all’estero. Dopo averla vista a Folkest, viene spontaneo chiederle se la nostra regione ospiterà qualche data. «Me lo auguro. Amo molto il Friuli: l’ho scelto per viverci».

Stare lontana dai riflettori la vede felice: «Ho scelto Tricesimo soprattutto per amore e lasciare Milano è la cosa piú giusta che io abbia fatto. Però mi sento di esortare le autorità a migliorare i collegamenti col resto d’Italia».

Un saluto che accomuni la friulanità «Mandi! Nell’accezione che piú mi piace: lasciandoci nelle mani di Dio».

 

Maniago 11 maggio 2007 – Alice e Orchestra Naonis

Teatro Verdi

Cronache friulane ovvero “Abbandona l’Io e abbraccia l’Universo”

Racconto a quattro mani – prima parte

11 maggio 2007

La sveglia di buon mattino, l’aria frizzantina, il giorno che si risveglia, il desiderio di mettersi in auto, godere del viaggio lungo mezza Italia, osservare il continuo mutare dei panorami attraversati, scrutare il cielo, i papaveri che colorano di rosso acceso i campi verdi, come nei quadri di Monet…

Partiamo alle 7, Flavio ed io. Mi metto al volante… felice…La radio diffonde musica un po’ noiosa, e tra un brano e l’altro ci giungono notizie sul traffico in autostrada… al momento tutto tranquillo.

Una prima sosta per fare colazione… e all’uscita dall’autogrill sistemo bene il regalo per Carla e prendo il biglietto vuoto da scriverle durante il viaggio… poche, intense parole per dirle grazie…

e poi via per una lunga tirata fino alla prossima tappa… Maniago, in provincia di Pordenone. 
Ma… ecco il primo intoppo in arrivo… come sperare che per una volta vada tutto liscio quando si parte per un concerto? 
Notizie di un veicolo in fiamme in un tratto di strada di fronte a noi ci fanno decidere di uscire al primo casello per aggirare l’ostacolo… si parla già di un chilometro di coda… Prendiamo una strada provinciale che sale e scende lungo le colline umbre, attraversando piccole frazioni e ampi boschi; pensiamo “abbiamo proprio visto giusto!”
 Avete presente le ultime parole famose? Ecco, proprio quelle! Poco dopo aver imboccato questa strada, dove non è possibile sorpassare, ci troviamo di fronte un mezzo pesante che sembra arrancare a 20 km orari… e noi dietro… ancora un po’ e cominciamo a vedere una colonna di mezzi pesanti nel senso opposto che tentano di percorrere quella che per loro è una mulattiera. Cominciamo a temere seriamente di non arrivare in tempo! Se per caso uno di questi mezzi si ribaltasse o restasse bloccato in mezzo alla strada saremmo davvero spacciati, senza possibilità di uscirne in tempi brevi. 
Procediamo a passo d’uomo, gli autotreni devono fermarsi a turno per lasciar passare gli altri, soprattutto in curva. Roberto, affezionatissima voce maschile del TomTom che ho assunto con contratto a progetto come mio fidanzato ufficiale (non rompe, è fedele e soprattutto trova sempre la strada) è zelante come un soldatino di piombo… continua a ripetere “tornate indietro quando potete, poi prendete l’autostrada”. Grazie del martellante consiglio, ma se prendo l’autostrada al concerto non ci arriviamo più! I minuti scorrono e abbiamo percorso appena un paio di chilometri dei 18 previsti passando dalla strada alternativa… Qui sotto due immagini che rendono l’idea dell’imbottigliamento sulla “strada alternativa”:

 

A questo punto il camion che ci precede sembra farci una gentilezza, si accosta, mette la freccia a destra… pensiamo ci lasci passare… e no! No no no!

Mentre tento il sorpasso (sempre a passo d’uomo) da lontano sbuca la figura di un carabiniere dotato di paletta che energicamente ed insistentemente mi fa segno di rientrare in corsia. Il motore si spegne, il carabiniere, lo vedo anche se è lontano, comincia a innervosirsi pensando che io non abbia capito… Riaccendo il motore e mi rimetto in fila, ma nel frattempo l’uomo è giunto fino a noi e con piglio deciso e accento vagamente calabrese “Signorina! Lei ha qualche problema di salute per caso?” E io: “No, no, non avevamo visto che stava fermando il traffico per agevolare il passaggio degli altri”.

“No, perché se ha qualche problema, lo troviamo il modo di superare tutti e portarla in ospedale, se serve si fa tutto…”. Io comincio a spazientirmi, come si evince dal mio tono di voce, nonché a fare scongiuri anti-sfiga. Per fortuna Flavio, con la sua calma serafica, azzarda un sorriso e un occhio mortificato che rabboniscono l’uomo in divisa.

Non so quanto abbiamo impiegato per fare i restanti 16 km della stradina… Comunque sia, dopo un tempo che sembra interminabile, ci rimettiamo in viaggio sull’autostrada e di buon passo (rispettando i limiti e le centinaia di autovelox) manteniamo la giusta velocità che ci porta verso il nord in tempi un po’ più lunghi del previsto, ma comunque largamente in anticipo per il concerto.

Lungo il viaggio ci accompagna un sole splendente, dall’Umbria alla Toscana, alla Romagna, poi in Veneto e quindi in Friuli, un bel sole estivo e caldo dappertutto…

Mentre ci avviciniamo a Maniago, seguendo le indicazioni del fedele Roberto, nuvole minacciose si affollano sulle montagne ai piedi delle quali sorge il paese, tutt’intorno ancora sole a picco…

Effettivamente giunti a Maniago il cielo è scuro sopra di noi, solo in lontananza un po’ di chiarore sembra farci sperare.

Decidiamo di sederci al bar di fronte al teatro dove viviamo uno dei molti momenti magici di questo meraviglioso week end. Carla è seduta ad un tavolo all’aperto. Ci saluta sorridente, poi le consegno il mio regalo. Flavio ed io andiamo a sederci all’interno del bar. Poco dopo Carla si alza, entra nel bar per ringraziarmi… si ferma a parlare con noi e anche Flavio le consegna il suo regalo. Un incontro lungo, delicato, intenso, parole che scorrono senza fermarsi, semplici discorsi fra amici…

Carla infine ci saluta e torna al suo tavolo, io bevo la mia acqua tonica e Flavio il suo cappuccino ormai tiepido. Già da un po’ ero in subbuglio… emozionata e felice per la serata che mi aspettava…ora sono definitivamente persa, tant’è che Flavio continua a parlarmi senza aver risposte sensate, anzi, senza avere proprio risposte…

Facciamo un giretto per Maniago, il centro è carino, il tempo è nero, c’è una bella piazza con al centro una fontana a cui dedichiamo diversi scatti…

prima che un fragoroso temporale ci costringa a ripararci sotto i portoni lungo i marciapiedi… Mentre io mi fermo per l’ennesima telefonata, Flavio si fa una cultura sulla famosa coltelleria di Maniago osservando una fornitissima vetrina dove luccicano vari tipi di coltelli, spade e pugnali da far invidia al “vecchio” Rambo.

Sono quasi le 20 quando smette di piovere. Ci rifugiamo ancora nel bar e di lì a poco ci raggiunge Maria Teresa con due amiche, poi Maria anche lei in compagnia di due amiche…

Finalmente entriamo in teatro…

e lo spettacolo inizia

Apre Zaira Zigante: un abito nero, semplicissimo, stile sobrio ed una tenerezza forse suscitata dal pancione evidente; non la conoscevamo, ci lascia sensazioni positive, la voce è gradevole e ci piace il suo modo di interpretare le canzoni. Poi arriva Zoran Predin, con la sua musica tipicamente slovena, molto movimentata anche se abbastanza monotematica in fatto di argomenti trattati, tutti a sfondo… sentimental-sessuale, per così dire….

Ma finalmente arriva il momento di Carla, vestita di bianco, con la classe che la distingue da sempre ci presenta uno dopo l’altro i brani selezionati per questo mini concerto.

Nuove vesti avvolgono i brani che ormai, per parafrasare Carla, sono nelle nostre cellule.

Gli archi introducono Febbraio e con la voce entra anche l’arpa, poi la tromba si eleva piano dal tessuto orchestrale…

Segue Non insegnate ai bambini, sempre delicata come una filastrocca.

Il terzo brano, durante la presentazione del quale un “simpatico” signore intona “vivere vivere vivere non è più vivere…”, è I treni di Tozeur, ancora l’arpa sostiene la struttura coi suoi arpeggi ripetuti e il brano scivola via lieve e delicato come non mai.

Come un sussurro si apre E’ stato molto bello dove si intrecciano i suoni degli archi, della fisarmonica, dell’arpa e poi dei fiati, fino al crescendo delle percussioni e della voce di Carla, capace di passare dalle sfumature più lievi a quelle più energiche richieste dall’interpretazione di questo brano. Meravigliosa… valeva la pena venire fin qui solo per sentire questo pezzo suonato con l’orchestra… un’emozione intraducibile…

Prima di Anin a gris il solito “simpatico” signore di prima torna a declamare qualcosa… colgo solo un sussurro di Maria che sibila “uccidetelo!”

E’ una versione ancora più dolce, forse con più pathos, quella che ascoltiamo per la prima volta. Flavio si perde nel suono del violoncello (sarà che ha un debole per il suo suono…) che discorre con il primo violino.

Ecco l’arpeggio di Prospettiva Newski, stavolta non è il pianoforte a eseguirlo ma l’arpa, la seconda strofa si apre con l’accompagnamento delle percussioni poi l’armonia si riempie degli altri strumenti. Anche questo brano trova nell’esecuzione orchestrale una dimensione più consona alle sue potenzialità, o forse sarà che da tanto tempo siamo abituati ad ascoltarla con l’accompagnamento del solo pianoforte.

Il concerto di Carla si chiude con Per Elisa, incipit dei fiati, ingresso delle percussioni energiche e insistenti di un poderoso strumentista e poi i violini, la tromba e… lei…Carla…

La serata finisce, lasciandoci ancora un po’ affamati di musica e parole…

In realtà la nostra serata si concluderà più tardi, in un ristorante, dove arriveranno anche Carla e il suo staff. Infine il ritorno a casa di Maria, un centinaio di chilometri, un bicchierino di limoncello e finalmente a nanna dopo una lunghissima e meravigliosa giornata, preludio di altri momenti magici legati a Carla e alla sua splendida Musica.

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Flavio Francescangeli

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

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Foto di Cristina Paesani

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Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

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Viaggio in Italia. Cervignano del Friuli 27 febbraio 2004

27 febbraio 2004  Cervignano del Friuli – Teatro Pasolini

Ancora viva la stanchezza per il viaggio di ritorno da Milano e si riparte, destinazione Cervignano del Friuli. Un lungo viaggio in treno scandito dal pensiero del tuo concerto e di una serata tra amici.

Bellissimi i ricordi legati a questa data… la magia della tua musica, le risate del dopo concerto, le deliziose unghiette della panterina che vedete sopra (è l’adorabile micetta di Maria), in una parola il calore, il calore dell’anima e del cuore, quel calore che diventa incandescente al suono delle tue note più dolci… 
Carla, alle prime note di Lindbergh mi sciolgo in un incantesimo che non finirà mai…. un incantesimo che rimane tale nonostante le peripezie per raggiungerti, nonostante la stanchezza e…nonostante la neve!!! (vedi dopo:)))

Il concerto

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

THE DAY AFTER

(Carla, cosa non si fa per te…)

Immagini scattate dal treno nei pressi di Bologna. Il treno, per la cronoca, era fermo, in “leggera” pendenza in mezzo ad una bufera di neve. Il pensiero comune a tutti era: “bisognerà fare provviste per la notte?”

Immagini scattate sulla Bologna-Milano. La macchina è quella di Giorgia. Da notare il Crocifisso appeso allo specchietto. Si narra che Giò ci si sia appesa nella speranza di poter far ritorno a casa… Pare che abbia funzionato 🙂