JANUARY 26: THE ADVENTOUROUS TRIP TO PESCARA

Translation by Davide Andreis 

12.00 PM
We leave for Pescara, as usual with delay… as usual my fault. Yes, because having completely forgotten that we’ll overnight in Pescara, even though for a few hours, I was ready to leave when I realized that I packed no clothing, no toothbrush and tothpaste… in short: no nothing… What a drawback, forgetting to pack my bags… I’m getting old…
Then a nice breakfast in Terni, where Silvia, Antonella and I, reach Flavio.

1:30 PM
We’ve been driving for one and a half hour to make a few kilometers. All paths indicated by the navigator system are closed, but she continues to say “go back when you can.”
We can’tttttttttttt!!
Do you understand it or not??
Finally it seems she understood and the journey continues, interspersed with small stops due to wrong roads again… Now maybe we’re doing good, and the the road signs seem to confirm it (TN: see the CANTALICE road sign picture).
It’s a beautiful sunny day and we are surrounded by beautiful snow capped mountains.

5:54 PM
We are in the theater bar. Impossible to remain outside, it’s really cold! To tell the truth, this area gives me a great sense of desolation…
Every day marked by a concert is a special day, magical, wherever we are…
But this happens to only us; by looking out of the windows of this bar I see the usual life of a city, in a day like many others.

9:20 PM
The curtain rises on the stalls, where, unfortunately many red chairs are empty…
It’s a pity that an artist such as Carla doesn’t get the response she deserves in some cities. Yet she is very popular, but maybe there was no media bombardment that would give more visibility to the new cd and to its relative tour…
The warmth and participation, however, are not missing, neither tonight. Scattered throughout the stalls, we TOURists give our best, the empty spaces resonate with long applause, continuous cheers and silence is broken by the emotion which comes with the listening…
Carla’s voice enchants our hearts… one after the other, the songs that mark this tour push our souls into a dimension that hanging in the balance between being and non-being, like a tightrope walker maintains his balance by balancing its rod suspended in the air, so will we be led, step by step, through the magic tightrope between dream and reality…
We all wish that this dream wold never end, broken by the noise of our daily life, we’d like to spend all night listening to Carla, to see her move on stage with her usual grace, in complete harmony with the sounds and images…

We’d like to continue to live in this dream where emotions nearly hurt, the way they are strong…
But dreams do come true… or… or break… or, more simply, are interrupted with the arrival of daylight…
Thus the curtain closes this evening, too, leaving behind a trail of sensations that turn into strength, energy, life.
It is past midnight when, after having greeted Carla who hugged us all with great affection, we go eating at “Giazz and restaurant” a very nice and cozy place close to the theater.
The owner, a very kind guy, before the concert agreed to cook us something, despite it’s late…
So we find ourselves at a table in a room where the taste of the owners for the Arts in its various forms clearly shows. On the walls are some pictures of different artists, in the background some music contrasts with our laughters and emotions.
After a little appetizer, the owner brings us some great noodles “paglia e fieno”, freshly made by hand, seasoned with a delicious meat sauce, and for the two vegetarians of us, or pseudo-vegeterians :), a differente condiment, but just as good!
The food is accompanied by an excellent Montepulciano d’Abruzzo, a couple of dazing beers (right, Crissi?) And then, time for dessert… chocolate pralines with superlative chili, and a wonderful almond and green pistachio pie… So delicious that we ask for an encore!

We have to thank for the kindness, availability, and the care with which we were served this dinner, and we would like to think that soon this restaurant could become the place to meet after the shows taking place at the Teatro Massimo, perhaps in the company of various artists.

Alice: «Nuove canzoni per alzare lo sguardo»

Andrea Pedrinelli, Avvenire.it

«Volevo canzoni di un certo tipo. Perché mi sembra che non ascoltiamo, non guardiamo, siamo troppo concentrati su noi stessi: quando invece aprirsi può far persino scoprire che molto, fuori da noi, è meglio di come lo vorremmo. E sono tornata a fare un disco per questo, da interprete, da strumento di parole che spronino a unire e non separare, ad accogliere, a tornare a donarci l’un l’altro». È molto chiara, Alice, quando racconta il complesso – e però magnifico – Samsara, album (in uscita il 18 settembre) del suo ritorno ai dischi dopo ben 14 anni spesi certo nella musica, ma fra progetti antologici, live o di ricerca originali sì, e però senza inediti. Samsara è sanscrito, dice il fluire della vita e la vita è al centro del ragionamento che l’album porta avanti: fra begli originali di Battiato e Tiziano Ferro, l’esemplarità di Giovanna D’Arco e la messa in musica di Rimbaud o Verlaine, la poesia di Totò ’A cchiù bella riletta su note composte da Giuni Russo e le intuizioni della stessa Alice, suoni “avanti” e la “vecchia” conferma di un’artista per la quale il dire qualcosa conta più che struggersi su quanto, questo qualcosa, venderà.

Quattordici anni sono tanti. Quanti progetti non hanno visto la luce prima che nascesse questo?

In realtà nessuno. Sono dell’idea che pubblicare inediti debba legarsi all’urgenza di condividere qualcosa, non soltanto allo “stare sul mercato”.

E non ha mai pensato che il suo cammino di live nelle chiese o ricerca ormai fosse lontano da normali cd?

No, allora credevo di poter dare qualcosa al pubblico così ed oggi mi sento di tornare alla radice di interprete che può farsi strumento di diversi momenti di vita. Per questo ho scelto tanti autori, e qualche cover, in un lavoro di oltre due anni. Perché nessuno di noi vede tutto, e credo oggi serva, arricchisca far conoscere prospettive diverse.

Certo fra Giovanna D’Arco e il brano di Battiato, che pare quasi fatalista, c’è una bella differenza…

In realtà Eri con me è una canzone mistica, tipica di una ricerca di Franco. Mentre Giovanna D’Arco è l’emblema del sacrificio per un amore inteso come dare e non come avere. Ma un filo rosso c’è: è la vita, quei temi dell’esistenza che vivono tutti.

Sicura? «Un mondo a parte», forse la vetta del disco, parla di un amarsi totale, che oggi pare svilito…

Io credo si viva ancora l’amore dono e rispetto, ma se ne parla poco, vero: per questo nasce il brano.

E «Sui giardini del mondo»? “Insegnami a guardare”, “Aiutami ad agire”… Pare etica, ben oltre la coppia.

Esattamente. Volevo proprio dire che dobbiamo aprirci anche oltre la coppia. L’ho appreso io per prima. Sono un’introversa, la musica è stata la mia possibilità di capirmi e confrontarmi fuori di me.

In tour (già fissate date a Milano l’11 dicembre e Roma il 24 gennaio) renderà percorso dal vivo questa riflessione sulla vita o si concederà «Per Elisa»?

Tutte e due. Pure il passato remoto fa parte di me, sa? E mi diverto anch’io a rileggerlo.

A proposito di passato: lei ha avuto il coraggio di smettere, di cambiare, di uscire dall’industria tanto che questo disco se lo produce da sola. Ai giovani che i talent ingabbiano dietro maschere che direbbe?

Che la libertà la si impara. Certo trovo pericolosi i format della musica in tv: per come sono gestiti, in altro modo potrebbero anche aiutare. Ma vedrà che chi vale capirà da solo cosa vuole. Io andai a Sanremo a 17 anni, vidi cos’era davvero qualcosa che credevo sacro, cantai cose che non mi appartenevano… e smisi: pur avendo un contratto. Ma questo mi forgiò, mi fece capire chi ero e cosa volevo. E senza quell’esperienza, non sarei certo ancora qui.

Samsara: il ritorno di Alice

L’artista forlivese torna ufficialmente sulla scena della musica italiana e lo fa con un disco di inediti dal sapore pop.

di Barbara Ferrara – sky.it

Photo credit: Roberta Krasnig

Dopo un’assenza durata ben quattordici anni, Alice torna con un album sorprendente, pieno di grazia, citazioni colte e altro ancora. Il suo ritorno è segnato dalla stessa voglia di uscire di scena dei tempi di Exit, suo precedente disco con cui si è congedata nel 1998. Samsara è il segno dei tempi, scandisce il trascorrere delle stagioni ed è  nel titolo stesso il significato profondo: in sanscrito, samsara si riferisce al flusso incessante della vita.

E se Exit era l’emblema di un grande mutamento interiore ed esistenziale, “si è trattato di un cambiamento che ha coinvolto tutti gli aspetti della mia vita, del resto se si desidera di cambiare non lo si può fare temendo il cambiamento”, Samsara è il risultato di un lungo viaggio dentro di sé che lascia aperte le porte a un ascolto che va oltre le note.

All’album, in uscita il 18 settembre, hanno partecipato nomi illustri della musica italiana, in primis l’artista e amico Franco Battiato che ha scritto per lei la canzone “Eri con me”.

In “Samsara” troviamo più stili, era alla ricerca di qualcosa in particolare?

L’obiettivo era ritrovare le mie radici pop.

Il disco si apre con “Morire d’amore”, piuttosto impegnativo…

E’ una canzone dedicata a Giovanna D’Arco e parla del suo amore profondo che l’ha spinta a darsi. Il nostro amore è spesso egoismo.

Le sue collaborazioni sono sempre state ricercate, quasi mistiche, come nasce l’incontro con Tiziano Ferro?

Cercavo autori giovani con cui relazionarmi in modo nuovo. Avevo chiesto a Tiziano un brano, mi ha risposto subito con due canzoni.

Vi siete visti o avete lavorato come si usa adesso con i file Mp3?

Ognuno ha lavorato separatamente, ma ci siamo costantemente scambiati le idee. Però ci siamo incontrati, abbiamo parlato: per me è stato un scambio molto arricchente.

Non poteva mancare la presenza del suo amico Battiato.

Ci tenevo ad avere una sua canzone ma proprio per il valore che ha per me questo disco volevo un qualcosa di speciale. Gli ho dato come termine di paragone “L’ombra della luce” e lui si è intimorito perché quello è un gran pezzo. Poi mi ha proposto “Eri con me”, mi è piaciuto subito e quindi siamo partiti con gli arrangiamenti.

Ora che succede?

Sto preparando il tour, ho una gran voglia di suonarlo questo disco. Certo che non posso portarmi in giro per l’Italia un quartetto d’archi, e dunque mi farò supportare dalla tecnologia.

Che spettacolo sta preparando?

Ovviamente “Samsara” è il centro del concerto, ma non mancheranno i miei brani storici. E poi mi piacerebbe metterci delle letture che approfondiscano i temi affrontati dalle canzoni. Mi piace stupire.

Alice, dal friulano 
al sanscrito canta “Samsara”

Torna la cantautrice adottata da Tricesimo. Nell’album canzoni di Ferro e di Battiato

di Alberto Zeppieri, Messaggero Veneto

TRICESIMO. «Alice è un emblema di stile e di integrità un esempio di come ci si dovrebbe comportare quando si fa musica: seguendo l’istinto e la passione, assecondando i propri tempi e la propria sensibilità». A dirlo è Tiziano Ferro, che aggiunge: «Scrivere per lei è stata una delle sfide piú stimolanti». Quella del cantautore di Latina non è l’unica grande firma dell’album, che esce oggi in tutta Italia: in Samsara, oltre a due brani di Alice, troviamo composizioni di Francesco Messina, di Mino Di Martino che firma ben quattro brani, dell’amico Franco Battiato (che le regala la canzone Eri con me), oltre a tre cover d’autore: Il cielo di Lucio Dalla, una rilettura in studio della poesia di Totò messa in musica da Giuni Russo (A’cchiù bella) e un brano scovato dal repertorio dei Califfi: Al mattino.

«Mi sono avvalsa di musicisti e collaboratori coi quali condivido gusti musicali da moltissimi anni, in primis Francesco Messina, con cui lavoro dal 1986. Loro sanno realizzare i brani seguendo la mia sensibilità che è anche la loro. Questo album è un gioco di squadra. Poi ci sono stati regali meravigliosi, come i due di Tiziano Ferro» ci spiega Alice.

Samsara (che in sanscrito significa «l’eterno scorrere della vita») è un’osservazione attenta di quanto ci circonda, la cronaca del corso incessante delle cose. Quando si concepisce un progetto cosí importante, viene da chiedersi se l’impegno venga poi ripagato dall’accoglienza del mercato e del pubblico. «Non ho mai inseguito la quantità né pensato di scrivere per il successo o per una posizione economica migliore. La mia spinta motivazionale è sempre stata legata a una necessità di espressione. Cantare è la mia forma piú alta di preghiera».

Un lavoro fatto in assoluta autonomia, sia per le scelte, sia per le tempistiche. «Ho iniziato a produrmi da sola nel 1999, dai tempi di God is my dj (una ricerca del sacro nella musica), ancora sotto contratto con la Warner. Poi ho pubblicato Lungo la strada (2009) e adesso Samsara. Il 30 novembre inizierà da Forlí un tour teatrale, in Italia e poi all’estero. Dopo averla vista a Folkest, viene spontaneo chiederle se la nostra regione ospiterà qualche data. «Me lo auguro. Amo molto il Friuli: l’ho scelto per viverci».

Stare lontana dai riflettori la vede felice: «Ho scelto Tricesimo soprattutto per amore e lasciare Milano è la cosa piú giusta che io abbia fatto. Però mi sento di esortare le autorità a migliorare i collegamenti col resto d’Italia».

Un saluto che accomuni la friulanità «Mandi! Nell’accezione che piú mi piace: lasciandoci nelle mani di Dio».

 

Dopo 14 anni torna Alice 
”Samsara”, il suo nuovo album

La cantante non ha mai smesso di tenere concerti, di pubblicare album con riletture di musiche di altri o live, e nel 2000 è anche tornata per la terza volta al Festival di Sanremo. Ora sperimenta nuove strade musicali
di CARLO MORETTI, Repubblica.it

Ci sono voluti quattordici anni per mettere insieme un nuovo album di inediti, anche se Alice non ha mai smesso di tenere concerti, di pubblicare album con riletture di musiche di altri o live, e nel 2000 è anche tornata per la terza volta al Festival di Sanremo. Per questo forse l’album che esce martedì prossimo, 18 settembre, intitolato “Samsara” (in sanscrito indica il ciclo di vita, morte e rinascita) contiene tante anime e mondi musicali diversi, collaborazioni eccellenti a cominciare da quelle con Tiziano Ferro che ha scritto per lei due canzoni, “Nata ieri” e “Cambio casa”, e Franco Battiato, che firma il brano intitolato “Eri con me”. Cantautrice ma anche interprete sopraffina (splendida la sua rilettura nel disco de “Il cielo” di Lucio Dalla), Alice a 57 anni mantiene la voglia di sperimentare nuove strade musicali e dopo l’uscita del disco partirà il 30 novembre dalla sua Forlì per il tour italiano cui a gennaio farà seguito quello europeo.

Samsara” è un album decisamente vario, sia dal punto di vista musicale sia per i temi che tratta: come lo definirebbe?

«Un microcosmo sonoro, è così che l’ho inteso sin da quando ho cominciato a pensarci più o meno tre anni fa. Ci sono tante emozioni diverse, volevo delle canzoni che in cui ci fossero diversi quadri di vita, anime diverse. A lungo nella mia carriera, diciamo a partire dal 1980 e per quasi venti anni, ho puntato a scrivere e cantare solo canzoni scritte da me o insieme ad altri, ma in questo caso l’aver chiesto ad altri di accompagnarmi nel viaggio significa aver aggiunto ricchezza e umanità all’album, una ricchezza immensa. Tutti noi autori abbiamo delle caratteristiche precise, siamo per forza di cose parziali nelle nostre scoperte, per questo mani diverse e menti differenti possono cogliere aspetti della vita, sfumature di sentimenti che non abbiamo provato o conosciuto direttamente. Parlo sia dell’aspetto compositivo sia di quello produttivo e musicale».

Sembra quasi che le piaccia più cantare canzoni scritte da altri che le sue.

«È vero, mi piace essere un mezzo che dia vita ad emozioni scritte da altri, in quel momento le vivo anch’io per prima. La scelta delle collaborazioni in questo album, da Tiziano Ferro a Franco Battiato, a Mino Di Martino che firma quattro brani (“Morire d’amore”, “Un mondo a parte”, “Autunno già” e “Come il mare”)  dei dodici di cui l’album si compone, è stata semplice, avverto subito se un brano mi rappresenta. Diciamo che è una scelta che si fa da sé».

Il disco si apre con “Morire d’amore”, dedicato alla figura di Giovanna D’Arco, ancora fortissima dopo tanti secoli.

«Una storia straordinaria e una figura affascinante che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’umanità. Molti si fermano alla superficie della giovane guerriera che a 19 anni venne mandata al rogo accusata di eresia dimenticando che si tratta della vicenda di una donna che ha sublimato nel suo gesto l’amore per Dio. Mi tocca molto e la trovo una storia esemplare in questi anni in cui siamo proiettati a vivere l’amore come passione e desiderio di ricevere e mai di dare in maniera incondizionata. Un dono presente in ogni essere umano ma offuscato dal desiderio di possesso e potere».

Nel disco c’è anche la cover di “Il cielo”: un omaggio per la recente scomparsa di Lucio Dalla?

«Purtroppo è diventata un omaggio, l’avevo già scelta due anni e mezzo quando avevo appena iniziato a lavorare all’album. È una canzone eterna, una grande melodia piena di poesia, profondità, semplicità, luminosità e tocca chi l’ascolta come una preghiera. È davvero straordinaria».

Questo album esce a 40 anni esatti dalla sua prima uscita discografica: cos’ha imparato dal suo lungo rapporto con la musica?

«La musica ha segnato passaggi fondamentali nella mia vita, sono stata fortunata a trasformare una passione nella mia professione. Per me la musica non è mai stata finalizzata al successo o al raggiungimento di un traguardo economico, è stata l’aria che respiro, una fonte di vita. Quando dunque nel ’98 mi sono accorta che le pressioni degli ordini commerciali avevano trasformato la passione in una professione che rischiava di soffocare il motore emotivo del cantare, allora ho deciso di fondare una mia etichetta per prendere in mano il timone della mia musica».

Una decisione che a tutti sembrò anticipata dall’ultimo album inciso per una multinazionale, intitolato “Exit”.

«Per la verità “Exit” era l’emblema di un grande cambiamento interiore ed esistenziale. Una delle frasi del brano intitolato come l’album dice: “L’unica via d’uscita è dentro”. È l’apertura che volge lo sguardo all’interno. Però si è trattato di un cambiamento che ha coinvolto tutti gli aspetti della mia vita, del resto se si desidera di cambiare non lo si può fare temendo il cambiamento».

(12 settembre 2012)