Le parole del giorno prima 09.05.18 Cine Teatro Palladium, Lecco

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La sveglia alle 4 di mattina, il Viaggio, la strada, le soste all’autogril per un caffè al volo.
E poi le risate, l’acquisto di un ombrello perché può sempre servire (e servirà),
il navigatore che ci fa girare e perdere dentro Lecco per un’ora, prima di “portarci” in albergo.


È 
così difficile scrivere, raccontare una storia dopo che la si è vissuta.
Ogni parola sembra togliere qualcosa all’intensità del momento, ad ogni attimo che precede un concerto e alla bellezza di quello che è il fulcro, lo scopo del viaggio:
il Concerto di Carla.

Quasi due ore di concerto trascorse troppo presto, in un alternarsi elegante e sobrio di musica e poesia. Un gioiello incastonato in un prima fatto di attesa e condivisione e in un dopo fatto di nuovi luoghi da visitare, prima di rimettersi in cammino verso casa con tanto Amore nel cuore… quello trasmesso da chi ama attraverso la Musica, quello ricevuto da chi ascolta con il cuore e quell’Amore lo restituisce intatto.

PROGRAMMA

Un blasfemo
Atlantide
Lindbergh
Non insegnate ai bambini

Lettura dal settimanale Vie Nuove n42, 28-10-1961 Dialoghi con Pasolini

La realtà non esiste
Dammi la mano amore
Almeno pensami
Il cielo
1943

Lettura di una poesia di P.P.Pasolini, da Poesie inedite 1950-51

Autunno già
Febbraio
Al principe
La recessione

 

Lettura di una poesia di Pierluigi Cappello da Azzurro elementare, Poesie 1992-2010

Assaggia dalle mie dita un po’ di quest’acqua
di questa che ha ancora sapore di nuvola
che tornerà nuvola
c’è come una desinenza concorde
un muto cospirare di cerchi
in questo alfabeto
e cosí anche tu tornerai
come passi adesso che passo
senza toccarti
è la medesima semplicità del sasso
pronta a risolversi in polvere
è la medesima semplicità del silenzio
il silenzio, soltanto, perfetto.

Aspettando mezzanotte
Nomadi
La cura
A’cchiù bella
Morire d’amore

 

Lettura dal racconto  “La mela di Newton”  in “Il dio del mare”
di Pierluigi Cappello

[…] Verrà l’inverno, la più metafisica delle stagioni. La più propizia all’immaginazione e alle amicizie. La terra si farà bruna, i rami si faranno neri, le erbe e le stoppie, tutto il mondo piegherà le vertebre al sonno. Soltanto il vento taglierà le nuvole. Nevicherà, se farà abbastanza freddo: allora la terra e il cielo si confonderanno, la neve cancellerà siepi e muretti, i confini delle villette qua attorno. Dentro gli appartamenti c’è già chi si affiderà alle paraboliche per essere ancora più solo, io mi affiderò alle parole per raffigurare il suono della neve. Fra tutte sceglierò le lettere più morbide –la lettera a, la lettera e, la lettera o, la elle, la emme, la enne – e le parole che ne siano più ricche; cercherò di disporle con cura, in giaciture che ricordino le sinuosità distese di una donna in penombra, poi, scostando le tende della finestra, più ampia, confronterò il bianco del foglio col bianco dell’inverno e forse, nel farlo, mi commuoverò, perché commuoversi non significa piangere, ma muoversi insieme alle cose, averne il medesimo ritmo, il medesimo passo, il medesimo polso; forse lascerò lo sguardo andare nella neve, lo lascerò libero nel bianco, con la disposizione dell’amante che si lascia annientare dalle carezze di chi è amato, un piede, un nuovo piede nella neve e l’orma si farà ombra e tutto, per un istante, sarà dimenticato, alle mie spalle il primo – l’imo – lampo di carbonio che ci precipitò alla terra “nudi”.

Anin a gris
Veleni

BIS

Il sole nella pioggia
I treni di Tozeur

Le nostre FOTO                                 

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Viaggio in Italia. 2 marzo 2004, Forlì – Teatro Diego Fabbri

2 marzo 2004  Forlì – Teatro Diego Fabbri

Ci sono attimi in cui tutto quello che faccio mi sembra non abbia un senso. Perchè è difficile trovare un senso ai gesti quando vorresti sono il calore di una carezza. Tutto il resto sembra un palliativo sterile, una presa in giro…
Con questi sentimenti nell’animo parto per Forlì. Non ci speravo più dopo la nevicata del giorno prima e invece… vorrei qualche volta pensare solo all'”attimo”. Il futuro non ci appartiene e a volte “anche ciò che appare più terribile acquista la sua dimensione naturale”.
L’arrivo a Forlì placa per un attimo il mio malumore. Faccio scorta di quotidiani locali e con immenso piacere leggo le pagine dedicate a lei.
      

Entro nel clima del concerto e vivo sensazioni che da anni rendono più dolci anche le giornate più cupe. Poi, poco prima del concerto, le mie malinconie incontrano lo sguardo di un amico. Nella penombra di un bar, fra un panino e pop corn si crea la magia dello scambio emotivo ed è stato bello quando scherzando ci siamo guardati e ci siamo detti: “e se restassimo qui a vedere il Festival di Sanremo?”.
Ma al Teatro Fabbri ci aspettava un’altra serata dei sogni.     

L’ho vissuto con ogni mia cellula questo concerto, ne ho assorbito ogni frammento, l’ho assunto come una medicina dell’anima…la mia cura… Solo per un attimo il gelo si è affacciato ancora alla mia coscienza, poi la catarsi… 


Col tempo sai, col tempo tutto se ne va


E ti senti il biancore di un cavallo sfiancato

In un letto straniero, ti senti gelato,


solitario ma in fondo in pace, in pace col mondo


E ti senti ingannato dagli anni perduti


Allora tu, col tempo sai non ami più.

In tanti anni non mi era mai capitato di vivere la giornata di un concerto con questo stato d’animo. Il 2 marzo ho capito quanto sia meravigliosa, per quanto fugace, la sensazione del tempo sospeso…
Poi il concerto finisce…troppo lungo il viaggio di ritorno per far tacere questo immenso bisogno di pienezza, di calore bruciante…
Arrivederci a Mestre, Carla, che questi 21 giorni volino via veloci come il vento!

Il concerto

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

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Foto di Cristina Paesani

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Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

Foto di Cristina Paesani

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