Guastalla (RE) – Palazzo Ducale, 18 GIUGNO 2005

18 giugno 2005 Guastalla (RE) – Palazzo Ducale.

Mantova Musica Festival, Incontro-Concerto con Enzo Gentile

Testo integrale dell’intervista

E.G.– Buonasera, e benarrivati… Noi siamo arrivati tardi, però insomma forse ci scuserete… 
E’ la prima volta per tutti a Guastalla, quindi quale migliore occasione per noi non c’era e quindi grazie di averci invitato. Tu il microfono lo tieni…?
 Allora una breve introduzione… Questa formula degli incontri con gli artisti era stata prevista, era un segmento importante del Mantova musica festival, poi per questioni non dipendenti dalla nostra volontà è saltato l’appuntamento del 4, quindi molto volentieri l’abbiamo recuperato proprio perché ci sembrava interessante innanzitutto per noi che siamo amici da lungo tempo ma anche per portare questa esperienza a Guastalla che era gemellata insieme ad altri comuni con il festival musicale di Mantova.
In queste circostanze subentra soprattutto un rapporto amicale, confidenziale,tra chi fa domande e chi da risposte, poi per dare anche una piega ulteriore si pensa ad aggiungere quella che è la componente fondamentale degli artisti in questione, quindi la musica, ecco perché la presenza di Marco, la presenza di un pianoforte. Anche se è bene dire non è un concerto, ci saranno degli appunti musicali…


C– Si ci sono… come dire… delle pillole omeopatiche dei miei successi più importanti e poi invece una parte diciamo al pianoforte, ma inutile che vi rovini la sorpresa…

Foto di Cristina Paesani

E.G.– poi anche dovute come tempistica all’andamento della chiacchierata che può suggerire o meno un brano piuttosto che un altro, un accenno piuttosto che un’esecuzione un po’ più lunga…

C– si, si, adesso vediamo vediamo, anche perché è una serata veramente libera, non sappiamo in realtà… cioè io non so che cosa succederà, lui forse si.

E.G.– no, poi tra l’altro un’altra avvertenza, mi scuserete… l’artista si chiama Alice, ma all’anagrafe e per gli amici si chiama Carla, per cui io non riesco a chiamarla Alice nella conversazione, come a tavola o al telefono la chiamo Carla, per cui voi fate un attimo l’equazione. E’ la stessa persona però per me è soprattutto un’amica.


C– anche per me tu sei soprattutto un amico

E.G.– ma io mi chiamo Enzo comunque


C– si, ho capito… e mi ha trascinato in questa avventura molto bella e piacevole. Abbiamo già avuto un’esperienza di questo tipo l’anno scorso… per cui…

E.G.– ecco non c’era Marco, che quindi aggiunge dei sapori a questa serata


C– e l’anno scorso musica praticamente è stata limitata al massimo anche perché ero senza voce, riuscivo soltanto a parlare a malapena…

E.G.– allora, partendo dalla fine, cioè partiamo proprio dai giorni nostri, perché spesso poi gli artisti non amano parlare tantissimo…

C– scusa, scusa… scusa un secondo… però non so se ho perso qualcosa… ma una cosa che a me interessa al di là della nostra chiacchierata mi piacerebbe anche interagire col pubblico… se qualcuno di voi ha delle domande da farmi o vuole dirmi qualche cosa, questa è l’occasione…

E.G.– ecco, al di là degli autografi che quelli ci saranno per forza, però non ci dividiamo molto, ma certamente se c’è qualche domanda… è proprio una chiacchierata come se fossimo in un grande salotto, in effetti poi lo spazio lo consente.
Tra le curiosità che un giornalista ha nei confronti degli artisti che conosce bene ci sono alcune cose che poi non vengono richieste nella quotidianità, però visto che spesso i personaggi pubblici, gli artisti non amano sempre parlare del passato remoto,ma anzi hanno delle cose da dire anche rispetto al presente, io volevo partire dalla fine, insomma dalle ultime mosse della tua carriera. 
L’ultimo disco si chiama Viaggio in Italia. 
Viaggio in Italia è inteso proprio come esplorazione e come racconto di canzoni di artisti, di figure e di segnali che nel nostro Paese si sono distribuiti, diffusi nell’arco degli ultimi trenta quaranta anni, si parte dagli anni sessanta si arriva ai giorni nostri nella scelta delle canzoni, e ci sono per esempio due canzoni dedicate a Pasolini.
Trent’anni fa moriva Pasolini… quindi siamo nell’ambito di ricorrenze e di ricordi, poi nei mesi scorsi si è parlato anche molto per via di questo rilancio delle indagini su una ricostruzione della morte eccetera… Che effetto fa per una persona che forse non tutti sanno è stabilita, residente in Friuli quindi ha avuto modo anche di respirare quella stessa aria nella quale Pasolini aveva scritto, aveva lavorato… Che effetto fa sentire parlare di un personaggio così come se non esistesse più, mentre invece è molto presente e tu l’hai dimostrato nelle canzoni che sono appunto parte dell’ultimo progetto discografico?

C– Guarda, per me un poeta come Pasolini non muore mai, assolutamente. Tra l’altro, da quando vivo in Friuli, respiro i colori i profumi che lui così poeticamente ha raccontato, le persone, proprio l’essenza di una Regione e di un Popolo. E’ incredibile come lui abbia colto questo tipo di essenza, soprattutto anche di una realtà che tutto sommato adesso è molto più sfumata, perché è passato molto tempo, ma rimangono queste tracce molto evidenti non solo esteriormente ma proprio nelle persone. C’è questo tipo di forza che lui ha raccontato, e quindi, si, come ti ho detto per me, io non lo sento morto, lo sento vivo, perché lo vivo costantemente, oltre nei momenti, al di là dei momenti in cui lo canto grazie a Mino di Martino che ha musicato moltissime poesie di Pasolini facendo un lavoro straordinario, ma anche leggendo le sue opere.

E.G.– tu tra l’altro hai anche dovuto prendere tra virgolette ripetizione di lingua, perché non è da tutti entrare in quel tipo di scrittura…

C– no, è una lingua, è una lingua anche molto difficile. Adesso comincio a capire qualche cosa e a dire pochissime parole, in realtà perché è molto astrusa la questione, comunque quando cantai anin a gris, sono andata proprio dalla poetessa che scrisse, che ha scritto questo testo; lei mi ha insegnato la pronuncia che però è leggermente diversa da quella udinese diciamo così, perché in ogni zona c’è come in quasi tutte le regioni d’Italia, ogni zona ha una propria cadenza, piccole variazioni, eccetera. Quindi io ho preferito diciamo allontanarmi dall’origine del luogo perché la sonorità era molto più difficile e meno musicale secondo me e quindi l’ho cantata in un friulano udinese, diciamo, così mi sono semplificata anche la vita.

Foto di Cristina Paesani

E.G.– senti, questo disco che è il più recente a tutt’oggi, del 2003, ci sono poi canzoni di Francesco Guccini, di De Andrè, di Giorgio Gaber, forse qualcosa ascolteremo anche più tardi ma non possiamo dirlo. C’è un denominatore comune in termini poetici e di lingua tra questi e gli altri personaggi che vai a trattare, vai a toccare nella selezione dei brani?


C– C’è un denominatore hai detto?

E.G.– si, un denominatore… si, noi non ci sentiamo benissimo… ma spero che voi si.


C– si non arriva la voce, dovrei mettere l’auricolare ma è un po’…
Il denominatore comune è la poesia, la poeticità che c’è, che io sento essere nei brani prescelti, perché all’origine di questo progetto c’era proprio l’idea di cantare la poesia nella canzone, ora le poesie vere sono rimaste tre praticamente, le due inedite di Pasolini, Al Principe e Febbraio, e Golden hair di Sid Barret e Joice. Però questa poesia trapela e proprio trasuda dai testi da queste straordinarie canzoni, alcune più note altre meno note. Quindi il comune denominatore è la poesia.

E.G.– E ci sono anche delle composizioni tue… Quindi la domanda…

C– Mie??

E.G.– No, no, non nel disco

C– Mi son ben guardata!

E.G.– no dico, nel tuo repertorio ci sono molte composizioni a tua firma dove dunque i testi, le parole, hanno ugualmente importanza e sono la spina dorsale della canzone. Ecco, la domanda era proprio questa, passare ad esempio all’interno di un concerto in un repertorio che comprende sia pagine tue sia pagine cantate da altri, comporta anche una differente posizione, una differente impostazione nell’interpretazione? Perché da una parte è qualcosa di tuo e quindi hai visto nascere e hai descritto, dall’altra parte invece si tratta di entrare in un mondo che per ciascuno è naturalmente diverso, pensiamo da Guccini, a Pasolini a De Andrè eccetera…

C– Guarda, il lavoro che io faccio quando sono esclusivamente interprete è proprio quello di tentare di penetrare l’essenza di una canzone proprio per poterla sviscerare e vivere intimamente.
L’unica differenza che io vivo in questi due momenti, quando sono solo interprete e quando invece interpreto me stessa diciamo così, è che quando canto le mie canzoni esprimo qualche cosa che è una parte di me che scaturisce da una mia parte più intima o da una mia visione, comunque è un pezzo di me che esprimo, ma non c’è differenza, rimane tutto sullo stesso piano.

E.G.– Dal punto di vista musicale è anche questo un lavoro che comporta differenti sforzi…


C– Si, si… è un lavoro molto molto intenso perché non sempre per esempio riesco a cogliere il colore, per usare un termine, di una canzone immediatamente, oppure mi colpisce qualche cosa, ma questo qualche cosa poi con l’andare del tempo è come la parte più superficiale, e quindi il lavoro deve continuare per appunto per penetrare il pezzo. E’ un lavoro molto complesso e nello stesso tempo è straordinario perché mi consente di cogliere degli aspetti della vita, della psiche, della sensibilità, dei modi di vivere di qualcun altro. E tutto sommato mi da veramente l’impressione di essere, che siamo, siamo tutti, no, delle piccole cellule di un grande corpo, e quindi questo per me è un modo di contattare le altre cellule, di conoscere quello che pensano, quello che sentono…

E.G.– …animarle tutte…

C– si, qualche volta…

G– Per esempio una cosa che notavo sull’esperienza del Festival di Mantova, è che i tanti incontri fatti, quest’anno ci sono stati Jovanotti, Modena City Ramblers, Shel Shapiro, Omar Pedrini, e altri, l’anno scorso Enzo Jannacci, Luca Carboni, Gino Paoli, eccetera… Nessuna donna… Abbiamo fatto questi incontri pensando a chi fosse interprete e autore, cioè nel senso che si voleva celebrare un po’ la canzone d’autore italiana.
Carla, Alice, è partita con questo tipo di lavoro già negli anni ’70, quindi assolutamente in anticipo su tutta quella generazione che magari poi abbiamo visto attraverso Carmen Consoli, Cristina Donà, autrici di qualità che sono arrivate comunque molto dopo. Ti fa effetto pensare d’essere stata apripista in un campo come quello della canzone d’autore al femminile che prima di te forse non ha visto altri protagonisti.


C– Ma no… non mi fa nessun effetto (e sorride), anche perché mi sembrava di esser già arrivata tardi nei confronti di altre mie colleghe americane, per esempio. Quindi indubbiamente si, c’è questa cosa però non ci ho mai pensato, non è qualche cosa che…

E.G.– … perché se dovessi fare un articolo adesso mi verrebbe da pensare che a livello di interprete c’era la generazione di Mina, di Ornella Vanoni, e va benissimo, hanno avuto successo, popolarità, in un periodo comunque in cui la canzone femminile era leggera, leggerissima. Ma, in termini di autrice, sicuramente è proprio l’apripista…


C– Mi ci fai pensare tu adesso… Vedi che ho scoperto qualcosa…

E.G.– Ecco, di quelle canzoni che hai scritto, le prime che hai firmato come autrice, riascoltandole che effetto ti fanno, poi semmai le riascoltiamo anche insieme, non so, ma che effetto ti fanno?


C– Per la verità è molto tempo che non le riascolto… Ma oggi, non so perché, stavo pensando che, stavo facendo una sorta di ricapitolazione professionale, e ripensavo appunto ai primi pezzi che ho fatto… Perché io non è che ricordo poi in realtà tutte le canzoni che ho scritto. Ci sono delle canzoni per esempio che sono un po’ dimenticate, se non vado a riascoltarmi i dischi non mi ricordo di averle mai scritte, quindi…

E.G.– …dimenticate da te…


C– si, bè da me ma penso anche da qualcun altro…

E.G.– guarda che i dischi, non credere, si riascoltano… eh, sei tu che non te li riascolti mai…


C– Bè, ci manca che mi metto anche a riascoltare me stessa… se permetti… (sorride)
Non sono così egocentrica…

E.G.– e qua c’era una canzone che si chiamava Chanson egocentrique… che lascerebbe intendere…


C– si si, ma lo sai l’egocentrismo comunque si sviluppa anche su altri punti, ma nel mio caso non in questo.
Dicevo, stavo pensando alle canzoni d’amore che ho scritto, e quindi evidentemente sono canzoni ricollegate alla mia esperienza personale e ricordo con… sai non riesco a ricordarmi il titolo, però, credo che si chiami A te, ma non sono sicura… (dalla platea si sente un coro di siii)

E.G.-La buca del suggeritore dice di si


C– … e così ripensando a questa canzone, che per altro ricordo quasi completamente, non completamente, qualche cosa mi sfugge, però è come se mi riagganciassi a un pezzo del mio passato, del mio vissuto, che però non è passato completamente, continua a vivere in me. Questa è una cosa molto bella, e grazie a questa canzone posso ricollegarmi a tutto questo, così come a tante altre. Quindi trovo che… io credo di essere stata molto privilegiata in questa mia esistenza…

E.G.– Tu quando hai cominciato a scrivere le prime canzoni portandole poi a conoscenza e diciamo in pubblico farle emergere, affiorare al di là della tua esperienza privata?


C– ah dunque, io ho cominciato a far emergere in pubblico appunto con Capo Nord. Ho cominciato a scrivere due anni prima, non tanto prima. Come ho già detto in passato ho cominciato a scrivere per disperazione, nel senso leggero del termine non nel senso vero, ma insomma… tutto sommato non riuscivo a trovare delle canzoni in cui io mi potessi ritrovare, che mi rispecchiassero, sia dal punto di vista dei testi, lirico, che dal punto di vista musicale. E quindi ho detto, bè insomma, tutto sommato il pianoforte l’ho studiato, un minimo di conoscenza della musica ce l’ho, adesso provo!
Nella peggiore delle ipotesi le butterò nel cestino… E quindi ho lavorato per due anni in questo senso e poi, diciamo, a furia di cestinare ho cominciato a concretizzare.

E.G.– c’è qualcosa che non hai buttato nel cestino e che ti appartiene particolarmente, che vuoi in qualche modo celebrare o sottolineare anche con un po’ di fierezza? Le prime pagine portate alla luce che ti stanno a cuore ancora oggi…


C– si c’è la primissima canzone che ho scritto che si chiama La vela perché proprio era per me la rappresentazione di me stessa in quel periodo. Quindi questa prima canzone che si chiama La vela, e poi la canzone che ho scritto per mio nonno, S.Giuseppe non è S.Giuseppe, Giuseppe non è S.Giuseppe, questo è il titolo della canzone, evidentemente sono dei… così… momenti molto intimi, ma che amo ricordare, che non sono stati buttati via completamente. Esiste qualche bobina da qualche parte, qualche cassettina…

E.G.– Siamo alla fine degli anni ’70 quando cominciano ad uscire Capo Nord e anche a profilarsi i primi successi autentici, prima erano stati esperimenti, pillole buttate qua e là, anche con nomi diversi, il tuo nome anagrafico, poi Alice Visconti, poi finalmente Capo Nord esce con l’etichetta Alice.
Lì forse c’è una canzone che adesso potresti accennare…


C– Ma va…

E.G.– detto così. Detto così…

C– La vogliamo accennare subito?

E.G.– eh si, perché sennò si annoia Marco (Guarnerio), vero? Si, sembra di si…

C-Aspetta un attimo…


E.G.-si adesso c’è tutto un equipaggiamento…

Foto di Cristina Paesani

ALICE ACCENNA LE PRIME BATTUTE DI IL VENTO CALDO DELL’ESTATE

C– devo cambiare il microfono, tu mi fai distrarre… aspetta un attimo… perché qui c’è un’alta tecnologia, eh no, abbiamo provato tutto il pomeriggio, adesso dobbiamo sfruttare le nostre prove… 
scusate ma è stata una dimenticanza… ormai a una certa età…

IL VENTO CALDO DELL’ESTATE

E.G.– cambi.. microfoni… assaggi… Che cosa pensa dopo alcuni anni di carriera un artista al primo successo… non è stato improvviso, perché avevi già cantato da diversi anni…


C– eh… da un po’… diciamo che è stata sudata…

E.G.– esatto, però qual è l’effetto, se te lo ricordi, di questo boom, perché fu effettivamente un’esplosione… l’abbiamo inserita anche in questo libro che prima ricordava Stefano Storchi, perché fu un tormentone dell’estate… un po’ perché parlava del tema, poi tu mi anche raccontato come avete fatto il video… erano i primissimi esperimenti…


C– caliamo un velo pietoso sul video… (risata)

E.G.– Carla è originaria di Forlì e mi ha raccontato che siete andati non so se a Marina di Ravenna insomma o…
C– siamo andati… aspetta… in uno dei lidi vicino a Ravenna, dove ci sono dune, pineta, ma non ci sono… c’è spiaggia libera. Non c’è… non c’erano, adesso non lo so, ma non c’erano stabilimenti, quindi un posto molto naturale, selvatico, molto bello… ma con delle zanzare che… le raccomando… e… quindi abbiamo girato una parte lì e una parte in una cascina, con ovviamente una finestra che si apriva… ‘ste cose terrificanti…

E.G.– a far entrare il vento caldo dell’estate…


C– eh… tra l’altro era freddo…un freddo pazzesco…

E.G.– ecco, ma qual era l’effetto, te lo ricordi, anche in famiglia, tra gli amici, insomma, all’interno dello show business proprio con la ‘S’ maiuscola?


C– Ma, guarda, quel momento lì è stato bellissimo, perché stato un momento di transizione in cui io vedevo finalmente realizzare il mio sogno di essere cantautrice, quindi di cantare quello che scrivevo… finalmente sentivo che c’era qualcuno che era sintonizzato con me, che mi ascoltava… però non mi rendevo conto effettivamente della portata diciamo, così, del fatto che comunque un pezzo aveva avuto un notevole riscontro, no? E non era cambiata molto la mia vita… c’era questo, naturalmente le persone cominciavano a riconoscermi, però tutto era secondo me molto vivibile, molto bello, perché godevo veramente di questo momento ma non c’erano i risvolti più penalizzanti della popolarità che…

E.G.– … che arriveranno…


C– … che poi sono arrivati… se Dio vuole, per l’amor del Cielo… per fortuna, però… insomma…

Foto di Cristina Paesani

E.G.– poi basta poco tempo e c’è un’accelerazione ancora più brusca perché a quel punto non è più un tormentone estivo, ma diventa un tormentone pluriennale… perché…

C– si, decisamente…

E.G.– che non ti abbandona più… ci sono delle canzoni, l’ abbiamo visto poco fa al ristorante… bisogna raccontarlo…. Una ragazza che lavorava qui all’ Old River e riconosce naturalmente Carla, e chiede se può avere un autografo… Certo, come ti chiami… Elisa… quanti anni hai? 24! Che cosa pensavano i tuoi genitori in quei giorni lì? Probabilmente non è l’unica, ne avrai molti di questi esempi, però a me ha fatto veramente effetto…
Era molto felice perché è molto un bottone e un’asola che si incontrano, e magicamente…


C– …no è stato un bellissimo incontro, questo succede… pensare che comunque una canzone come Per Elisa ha in qualche modo influenzato la decisione di dare un nome a una creatura che sta nascendo è qualche cosa di abbastanza strano da un certo punto di vista, però è bello… è bello perché comunque è un brano che ha lasciato un segno positivo, no? C’è qualche cosa, una forza, una vivezza…
Per tanti anni, questa canzone, dopo la vittoria al Festival di Sanremo che mi ha dato veramente tantissima popolarità non soltanto in Italia ma anche nel resto dell’Europa, è diventata sì la mia bandiera ma nello stesso tempo era un incubo perché… costantemente sempre come giravo per la strada c’era sempre la vocina… ‘Per Elisa!’… queste due parole con la melodia mi hanno perseguitato per un certo periodo di tempo… per cui sono arrivata ad un certo punto che non l’ho più cantata perché mi era diventata così antipatica… per cui… basta…

E.G.– Ma non è il caso di questa sera…


C– No, poi l’ho recuperata… quando ho fatto il tour dell’86 ho pensato di farne una versione assolutamente fuori dagli schemi, che poteva essere qualsiasi cosa insomma… ogni tanto passava di lì la melodia… però è stato un esperimento che mi ha divertito moltissimo… in quel gruppo di musicisti che mi accompagnavano c’erano alcune persone che avevano apprezzate molto, altre che erano veramente schifate… Battiato quando l’ha sentita non è arrivato nemmeno alla quarta battuta… Ha detto ‘sei andata fuori di testa… vado via…’

E.G.– comunque Per Elisa è del 1981 ed è un brano che anche ascoltando comunque la versione che puoi dare stasera o su disco mantiene una grandissima modernità. Questa è un’alchimia probabilmente…


C– questa è la grande forza di una canzone… Ci sono delle canzoni che mantengono questa forza vitale e sono senza tempo e ci sono altre canzoni che dopo 6 mesi sono già vecchie perché sono troppo collegate magari a un linguaggio di un certo periodo…

E.G.– vogliamo verificare se tiene ancora? Ne sono abbastanza sicuro…

Foto di Cristina Paesani

ALICE ACCENNA ALCUNE BATTUTE DI PER ELISA

E.G.– Visto che è una canzone dalla storia così particolare, ti ricordi com’era nata e con che percorso, perché è un’opera a più mani, anche se la tua versione l’ha fatta e l’ha resa speciale, però arrivò al Festival di Sanremo con un mucchio di altre…

C– … allora, scusami non ho capito bene… come è…?

E.G.– si, la nascita della canzone che è firmata a più mani anche se poi è l’interpretazione che l’ha resa speciale…


C– allora… la canzone fondamentalmente…
dal punto di vista compositivo il pezzo è di Battiato. 
E come era sua abitudine all’epoca, quando scriveva un pezzo, la melodia, aveva sempre la bellissima idea di trovare due, tre parole chiave, quindi in questo caso c’era ‘per Elisa vuoi vedere che perderai anche me, vivere vivere vivere non è più vivere’ ecco questo era diciamo il pezzo che io ho trovato nel momento in cui c’ho messo le mani. Quindi da questo, sentendo, mi sono sintonizzata con la musica, quello che mi ispirava, quello che trasmetteva, e ho scritto il testo, il resto del testo. Questa è la storia del pezzo.

E.G.– questa botta sanremese che poi porterà anche la vittoria, in qualche modo l’avevate subodorata, in qualche modo qualcuno aveva fiutato l’aria prima dell’inizio del Festival?


C– di base io non volevo partecipare al Festival di Sanremo, perché l’ultima volta, e la prima, a cui ho partecipato è stato nel 1972, ero rimasta talmente scioccata da questa manifestazione… tra l’altro in quel periodo c’erano scioperi, picchetti… io venivo dalla scuola, andavo a scuola ancora… quindi dove vivevo le stesse cose… e arrivo a Sanremo dove succedeva la stessa cosa… ho detto ma questa è una gabbia di matti… cosa sta succedendo…

E.G.– 1972…

C– 1972… l’anno in cui Marcella Bella con Montagne verdi poi ebbe successo…

E.G.– indimenticabile…


C– io partecipavo, ero una delle quattro giovani… del Festival di Sanremo che fortunatamente fui eliminata, andai in semifinale ma non in finale, e io fui tanto felice perché così potevo tornarmene a casa…Ecco, quindi per me Sanremo era stata un’esperienza non positiva, perché ovviamente ci avevo sognato sopra, ci avevo fatto un sacco di sogni su questo festival che vedevo alla televisione, quindi mi pareva come una meta straordinaria poi invece quando ci sono stata ho visto tutta una serie di retroscena di cose che me l’hanno proprio sgonfiato.
E poi, al di là di questo il mio obiettivo non era quello di, diciamo, passare attraverso quel tipo di popolarità, ma mi interessava fare un discorso da cantautrice, quindi non mi interessava il palco del Festival di Sanremo e ho fatto di tutto per non partecipare, per non andare, poi ovviamente da Battiato a Carrara che allora era il mio produttore… insomma sono riusciti a convincermi, e ho partecipato…

E.G.– be’ è stato anche un bene, dai…


C– si, è stato un bene, poi, voglio dire, con la forza vitale, anche la rabbia che avevo dentro, che avevo macinato perché dopo tante porte chiuse in faccia, col fatto che ero una femminuccia, non ti puoi immaginare cosa le mie povere orecchie hanno dovuto sentire… e per fortuna solo sentire…
Quindi ero molto carica, e nel momento in cui c’era una gara… io non sono di quelle persone che dicono vado tanto per partecipare, all’epoca poi.. adesso lo posso dire perché non ho … voglio dire ho già un vissuto… ma all’epoca…ho detto… è una gara… vado per vincere!
E purtroppo, ero sincera per cui quando mi intervistavano lo dicevo… non l’avessi mai fatto…
Comunque, effettivamente il pezzo aveva delle grandi potenzialità io ci credevo molto ho dato tutta me stessa perché in ogni modo credo che quando una cosa si fa bisogna farla sempre al meglio, questo è il mio motto, poi questo non significa che sia il meglio in assoluto, però tu sai che più di così non potevi fare, meglio di così non potevi fare… quindi sei tranquillo, qualsiasi sia il risultato. Non è il risultato, alla fin fine adesso lo dico, quello che conta, ma è la qualità che uno mette, qualsiasi cosa si faccia.

E.G.– e devo dire che se qualcuno ricorda, ogni tanto passa dentro ‘schegge’, o qualche rivisitazione di Sanremo, se qualcuno ricorda quell’interpretazione e quel filmato del 1981, ti ricorda veramente leonina, perché…

C– Vuoi vedere? Vuoi che mi imiti?

Foto di Cristina Paesani

E.G. c’era effettivamente una forza straordinaria che forse giustificò, oltre al valore della canzone, le votazioni, eccetera eccetera…


C– Be’, però guarda che lì è stata una lotta all’ultimo sangue poi mi pare d’aver visto… Io ero convinta di non vincere… ti racconto un retroscena… ero ????? ed ero seduta sulle scale…proprio si, c’era Loretta Goggi che continuava ad entrare e uscire dalla stanzina dove c’era il notaio. Ogni volta che entrava era tutta così ed usciva raggiante… Ho detto, be’ avrà vinto lei… c’era anche un certo appetito, non si mangia mai, quindi ero già pronta con la mia borsetta per andarmene a cena. E invece… non ascoltavo neanche i risultati perché secondo me comunque aveva vinto lei, invece… e invece ho vinto io… e lei c’è rimasta male…
Mi è spiaciuto molto per lei ma… modestamente…

E.G.– comunque deve essere stata tale e tanta la sofferenza di andare a Sanremo la prima volta, e di andarci la seconda che per aspettar la terza c’è voluti altri vent’anni… Siamo entrati in un nuovo millennio, prima che una vincitrice di un festival dall’81 decidesse di tornare, che è un’altra anomalia, non so se di carriera o a livello…


C– è stata un’anomalia, ma d’altronde ogni tanto ci sono di queste anomalie, no?

E.G.– una scheggia impazzita…


C– no, lì è stata una cosa… un po’… io avevo uno scopo da raggiungere… ed era quello di pubblicare God is my Dj, che era il progetto che mi stava a cuore tantissimo e a cui stavo lavorando da due anni, facevo concerti eccetera… e il mio discografico di allora invece era molto restio, come tu puoi ben immaginare visto che lui era hit oriented, puoi immaginare gli porto un progetto come GIMDJ… vade retro… proprio… e allora lui insisteva che io andassi al Festival di Sanremo per ‘riposizionarmi’… termine che mi è rimasto stampato proprio, no… riposizionamento… e ho detto ok, ci ho pensato su un po’, poi ho fatto un lavoro … proprio è stato per me un grandissimo lavoro perché proprio ho dovuto superare degli ostacoli fortissimi per poter rimettere piede all’Ariston. Ma lo scopo era tale per cui ho detto ok io vado a Sanremo però tu mi pubblichi God is my Dj e allora lui ha dovuto cedere a questo ricatto e io ho dovuto cedere a quest’altro… però è stato molto importante per me tornare al festival di Sanremo, sono contenta di averlo fatto anche se comunque lo spirito con cui ho partecipato nel 2000 al Festival di Sanremo onestamente non aveva niente a che vedere con il 1981, non avevo nemmeno una canzone che avesse delle potenzialità come Per Elisa, è a mio avviso una canzone molto bella, ma non aveva certamente nessuna velleità, ecco perché sono consapevole anche delle…

E.G.– e avevi anche una capigliatura diversa a Sanremo…


C– si, si si… ero…

E.G.– liscia, gellata… non so come si dice in gergo…


C– eh, si si, be’ ogni tanto bisogna pur cambiare… però è troppo faticoso mantenere quella pettinatura lì con questo tipo di capello… per cui…

E.G.– va be’ dopo questa parentesi sull’acconciatura tricologia torniamo invece al post Sanremo quello effettivamente storico, memorabile… Nella carriera poi tra le varie benemerenze c’è anche un Eurofestival, perché all’epoca, soprattutto, chi vinceva il Festival di Sanremo dall’Italia partecipava a una gara che comprendeva non so quali altri vincitori di altre manifestazioni, ma c’era un po’ il meglio dell’Europa, per lo meno per la canzone, schierata non so in quale, in che Paese sei stata tu…?
C– In Lussemburgo…

E.G.– ecco, in Lussemburgo… L’unico modo per andare in Lussemburgo è forse andare a un Eurofestival… perché altrimenti non ci si…


C– Nel Lussemburgo mi ricordo gli aeroplanini, bisognava prendere per arrivarci… ero terrorizzata…perché erano… con 5 posti… però…

E.G.– anche lì però possiamo dire è valsa la pena, perché la canzone non era niente male


C– si, direi proprio di si…

E.G.– vedi che non ho detto neanche il titolo, qualcuno se l’aspetta… allora per coloro che non se la ricordano… era questa…

MARCO INTONA CHANSON EGOCENTRIQUE SBAGLIANDO… LA CANZONE IN QUESTIONE ERA I TRENI DI TOZEUR

C– no, no ti sei sbagliato…
 (Gentile dice qualcosa riguardo al pubblico che si è accorto dell’errore…)
 C– eh subito! Attenzione perché non sfugge niente…

Foto di Cristina Paesani

ALICE ACCENNA I TRENI DI TOZEUR

E.G.– questo non te l’avrei chiesto, ma…

(Un ragazzo del pubblico chiede ‘una intera no?’)

E.G.– una intera? Avete tempo? La notte è giovane…
Non te l’ho mai chiesto, ma sei mai stata a Tozeur?


C– no, ma c’è stato mio cugino ha detto che mi manda le foto…

E.G.– una cartolina, invece che i treni di Tozeur, una cartolina da Tozeur…
Tra le tante singolarità della carriera, o primati che dir si voglia anche il fatto che forse sei stata la prima a uscire in forze tra le cantanti italiane all’estero sui mercati internazionali. Questo è stato sicuramente un veicolo importante. Non i treni, ma l’Eurofestival, Per Elisa è stata pubblicata in diversi Paesi…
C– allora, tutto è partito con Per Elisa per quanto riguarda l’Estero. E dopo di che I treni di Tozeur evidentemente hanno consolidato questo momento e… prego…

E.G.– no, per dire che anche quello fu un’opera da apripista o da rompighiaccio perché dall’Italia cantanti soprattutto al femminile che uscissero con successo e con attenzione da parte del pubblico internazionale non ce n’erano negli ani ’80.


C– no, guarda ti puntualizzo che io ho passato 1981, ’82, ’83, ’84, eccetera, ma dall’81 più all’Estero che in Italia, quindi l’84 con I treni di Tozeur non è stato un apripista per me capito, perché comunque…

E.G.– sei stata tu un’apripista!


C– Ah, io!?

E.G.– Un’apripista certo per il mercato degli Italiani…


C– …si, in quel periodo là soprattutto a livello femminile, perché diciamo in quel periodo poi hanno avuto successo…

E.G.– Gianna Nannini… dopo


C– dopo, la Nannini dopo. Poi c’era Toto Cutugno, i Ricchi e Poveri, poi basta praticamente…

E.G.– infatti, poi bisogna passare agli anni ’90… Adesso all’Estero arrivano richieste perché sarai a Vienna, come dicevi prima, in concerto, ma si avverte una grande differenza dell’attenzione per la musica italiana all’Estero, passa solo quella molto commerciale, c’è comunque un feedback che arriva ancora dai fans, dai discografici, dalle Radio…?


C– Allora… per quello che riguarda l’Estero, al di là di questo concerto che farò a Vienna, i miei ultimi contatti veri sono stati durante il tour europeo che ho fatto nel 1996, dove ho tocato oltre alla Svizzera, la Germania, la Finlandia, e diversi Paesi… E certamente quello che io sento è che c’è una grandissima difficoltà ancora proprio a livello discografico, non a livello di pubblico, e anche a livello di promoter di concerti a promuovere una musica che ha un potenziale commerciale nettamente inferiore, come quello che sto facendo io ormai da parecchi anni. Mentre la musica più commerciale ha sicuramente un respiro e anche una popolarità enorme, per lo meno, ci sono personaggi come la Pausini, come Zucchero, Eros Ramazzotti tantissimo proprio, e anche Nek per esempio era molto in quel periodo là,era molto… così apprezzato. 
Questo è quello che so tuttora, per ora, perché io non ho più avuto contatti particolari da quel momento.

E.G.– ecco, ma secondo te può aver aiutato o meno aver collaborato con artisti stranieri comunque di un ambito abbastanza di nicchia o comunque molto raffinato nel campo del rock, dagli ex Japan a Peter Hammil, a Trey Gunn dei King Crimson? Cioè figure che sono molto qualificate ma forse al grande pubblico dicono poco…


C– Personalmente ritengo che mi abbiano aiutato tantissimo, proprio perché comunque io ho fatto una scelta consapevole di un certo tipo, quindi quello che desideravo era andare in quella direzione, di conseguenza lì c’è stata una scelta naturale, per cui il pubblico che magari non mi conosceva particolarmente bene, però conosceva questi musicisti, sicuramente c’è stata una parte, una fetta di pubblico che si è avvicinata a me grazie a loro, come anche è vero, ho scoperto recentemente, non tanto per i nomi che tu hai fatto, quanto per altri nomi che hanno collaborato con me successivamente è avvenuto il contrario. E questo mi ha fatto piacere…

Foto di Cristina Paesani

E.G.– Perché poi andando a guardare la biografia un po’ in controluce, ci sono personaggi di valore strepitoso… Jon Hassel è uno di questi, che nessun altro artista italiano ha potuto avvicinare semplicemente perché loro stessi poi selezionano a monte… E’ facile avere richieste di collaborazione, ma non tutti le accettano, e nel tuo caso devo dire che c’è un ventaglio, ma questo non per piaggeria, ma proprio perché ascoltando i dischi poi quelle collaborazioni e quegli interventi si sentono non sono una specie di etichetta apposta al disco giusto per dire che…


C– Ma no, sono stati proprio chiamati, e questo devo dire grazie a Francesco Messina, grazie al quale io ho avuto la sua produzione, la sua collaborazione, ho potuto anche aprirmi a questo tipo di collaborazioni con musicisti straordinari che mi hanno dato tantissimo sul piano musicale, professionale, ma anche sul piano umano. Quindi questi musicisti di volta in volta sono stati chiamati proprio per le loro peculiarità, perché esattamente era quello che sentivamo necessario in quel progetto che avevamo in quel momento.

E.G.– Però, per tutti, il sodalizio, e l’incontro, la collaborazione, più nota e più affermata proprio a livello immaginario è quella con Franco Battiato, tu l’hai citato prima…


C– E’ quella con Marco Guarnerio, che abbiamo lavorato,scusa eh…

E.G.– Ah certo…


C– Quanti anni Marco? Quanti dischi abbiamo fatto insieme? Dall’Ottanta…? Non ci ricordiamo più! ’87? 1987, lui era una creatura…

E.G.– … ma no, ti citavo Franco anche per fornirvi il destro di recuperare questo riff che lui aveva cominciato e che poi gli si è strozzato sotto il monito di tutti perché era quello sbagliato!

C– allora ti racconto la storia di questa Chanson egocentrique. Allora c’era Michele di Lernia che tu conosci molto bene ma che il pubblico non conosce e che si occupava della promozione nella mia casa discografica di allora, che era la EMI. Ed è un personaggio… pittoresco (suggerisce Gentile), romano, molto bravo… appunto pittoresco…
Eravamo in macchina, stavamo andando da qualche parte, mi dice ‘Aho, senti ‘sta cassetta, senti ‘n po’ ‘sto pezzo, che ‘sto… , e non dico cosa ha detto, di Battiato non la vo’ fa’! Senti un po’ tu, secondo me è forte, forte!’ (Carla abbozza una imitazione romanesca del modo di parlare di questo personaggio).
No, io la sento e sento appunto il pezzo di chitarra e voce, cantata da Franco… Ma sai che ti dico… se non la fa lui la faccio io, perché è un pezzo forte mi piace. E così in quel periodo stavo producendomi, autoproducendomi per la prima volta Azimut, e ho detto bene, sono andata in studio e l’ho fatta. Eravamo al Castello di Carimate, che c’era uno studio di registrazione, quindi finito il pezzo ho chiesto a Franco di venire a sentire come lo avevamo realizzato, avendo già pensando di coinvolgerlo, ma lui era ignaro di tutto ciò. Quindi lui è venuto, ha ascoltato il pezzo e gli è piaciuto molto, e allora alla fine sono riuscita a convincerlo a duettare qua e là con me… e non è stato facile, però alla fine siccome comunque era soddisfatto del risultato… e così… andiamo…

ALICE ACCENNA CHANSON EGOCENTRIQUE

E.G.– era una trovata, una soluzione molto furba, molto piacevole questa della lingua, no, comunque di un termine assolutamente comprensibile, comunque che dava un tocco esotico alla canzone Chanson egocentrique. Questa intuizione di Franco, una soluzione…


C– Chanson egocentrique che era il titolo originale perché l’autore del testo è francese… non è italiano, lo pseudonimo è italiano, ma è francese…

E.G.– e questa canzone ha di nuovo riaperto un mercato a livello di classifica a livello proprio di successo in termini proprio quantitativi oltre che qualitativi…


C– boh, mi pare di si!

E.G.– Si! Si, no perché fu anche questo un battage…


C– si, un bel tormentone anche questo…

E.G.– Esatto… Adesso io avrei ancora due o tre domande prima di riposizionarmi e esco così dal palco, mentre rimanete voi due… però, si, vedo degli applausi che scattano sul riposizionamento mio fuori, ma se c’è qualche domanda anche da parte vostra la facciamo fuori adesso perché tanto poi loro sapranno poi continuare ancora con una..


C– perché abbiamo parlato abbastanza no? allora… sarebbe bello che… a me piacerebbe parlare con voi… Se voi avete qualche cosa da condividere con me… ecco sarebbe bello…


E.G.– ecco lì c’è una mano che si alza…

SPETT– io volevo chiedere … c’è un lavoro che a me è piaciuto moltissimo che si chiama Mezzogiorno sulle Alpi… dove mi ricordo tu hai reinterpretato questo pezzo di Tim Buckley, Blu Melody, e mi piacerebbe che tu spendessi due parole anche su questo grandissimo artista che purtroppo è da parecchio che è scomparso, che è Tim Buckley, e sapere come mai ti è venuta l’idea di riprendere un suo brano


C– allora si… ti esaudisco subito. Tim Buckley io l’ho conosciuto grazie a Francesco che mi ha fatto ascoltare i suoi dischi. Francesco mi aveva fatto ascoltare questo pezzo due anni prima, mentre stavamo andando in vacanza (quelle rare vacanze, che si contano sulle dita di una mano) e… io l’ascoltai e la canzone non mi entusiasmò per la verità, per cui… finì lì, ma mi rimase dentro, perché Tim Buckley è un grandissimo poeta, con una forza straordinaria, e ho cominciato ad apprezzarlo, lo apprezzavo ma questo pezzo in particolare lì per lì non mi aveva toccato, ma mi è rimasto dentro. Dopo due anni è rispuntato, come dire, è come se avessi avuto un tempo di gestazione per comprenderlo, e così poi ho desiderato inserirlo in Mezzogiorno sulle Alpi

(Applausi)

Foto di Cristina Paesani

SPETT– Sei stata un degli ultimi cantanti che ha cantato per il Papa… Vorrei sapere che cosa ti ha lasciato questa esperienza


C– guarda, mi fa molto piacere che tu mi faccia questa domanda perché il mio grande rammarico quando ho realizzato God il my Dj, e ho cantato un po’ dappertutto, è non essere riuscita a cantare… per il Papa… anche una piccola parte di questo progetto, per me era un rammarico. Quando si è presentata questa opportunità di cantare in questa occasione, ovviamente è stato qualcosa di… una gioia immensa ma è stato una sorta di calvario prima di riuscire a raggiungere una definizione di un pezzo da poter cantare, non vi sto neanche a raccontare, ma veniamo al punto: la presenza di Giovanni Paolo II era tale, è tale, che nel momento in cui lui è entrato in Piazza San Pietro ed era lontanissimo io non l’ho visto perchè ero girata, non vedevo tutto quanto dalla postazione in cui ero, l’ho sentito. E ho provato una commozione così profonda, così intensa che veramente mi sono sgorgate le lacrime, e questa mia commozione era generale, perché una figura con una spiritualità talmente alta, emanava un amore così straordinario che anche la persona più atea non poteva non rendersene conto, perché veniva come contagiato dalla sua grandezza. (applausi) Per me è stata un’esperienza straordinaria, che mi porto dentro sempre viva e che è uno di quei regali che non a tutti capitano, quindi sono stata molto felice di aver avuto questa opportunità.

E.G.– se posso aggiungere, poi, da spettatore, io invece ho vissuto un momento veramente molto forte quando l’anno scorso, hai cantato in Duomo a Milano. Tu milanese adottiva, o comunque con lunga permanenza a Milano. L’anno scorso in una manifestazione sotto Pasqua Carla insieme ad altri artisti con proiezioni…


C– una realizzazione bellissima…

E.G.– c’era appunto anche lì una componente emotiva straordinaria anche per chi non fosse particolarmente credente, particolarmente coinvolto dalle cose della Chiesa, però cantare in Duomo, e ascoltare in Duomo, devo dire che è un’esperienza…particolare.


C– è un’esperienza si… a parte che anche in Duomo la situazione era veramente molto… molto toccante perché il palco praticamente era posizionato in maniera tale che dal palco potevo vedere tutto il Duomo, ed era un’impressione fortissima proprio…

E.G. – c’è ancora qualche domanda, richiesta… si eccolo qua…forse hanno messo un microfono per te…


C – ma sento lo stesso…

SPETT– Volevo la conferma del concerto del 25 luglio


C– del concerto?

SPETT– di Palermo del 25 luglio


C– ma, per quello che mi riguarda dovrebbe esserci

SPETT– visto che ho preso i bliglietti…


C– al momento non ci sono controindicazioni

SPETT– e Vienna?


C– quello di Vienna pure, confermatissimo, il 3 di settembre.

E.G.– Poi c’è anche il 3 gennaio…


C– io non so nemmeno dove sarà ancora, quindi non ti so nemmeno dare informazioni… però c’è Paolo Santoli Agenzia Musica che si occupa di questo quindi, potete contattarlo


SPETT– guardando su internet io ho trovato questa serata una settimana fa, con enorme piacere, però… ho notato entrando nei negozi che vendono biglietti dei concerti a Bologna… c’è una congiura del silenzio nei tuoi confronti oppure canti pochissimo?
C– Canto pochissimo…

SPETT– fai cose meravigliose… i tuoi album sono un’emozione bellissima ascoltarli… anche il lavoro che ti sei messa a fare coi testi… però per poterti vedere e sentire cantare dal vivo un po’ di più penso che sarebbe un’esperienza assolutamente meravigliosa… in Italia non ce n’è. Per cui vedere in un anno almeno una decina di date…


C– guarda, io ti ringrazio molto di quello che stai dicendo… (Applausi…), ti ringrazio tantissimo perché quello a cui sto lavorando da tempo proprio la possibilità di cantare di più, di fare più concerti. Però, purtroppo io trovo delle difficoltà veramente insormontabili quasi, e questo… per ora è così. Mi auguro che qualche cosa si sblocchi comunque in realtà non è che ci sia una congiura… io faccio pochissimi concerti, ma non per mia volontà ecco, io ne farei molti di più. Perché peraltro per me è il senso del mio cantare si esprime e si compie concretamente proprio sul palco nel rapporto diretto col pubblico, perché è così che si crea, che prende, che ha un senso il mio cantare, perché c’è un contatto diretto, c’è una relazione che si fa, e qualche cosa che passa e che va al di là di me e di voi, per generare come qualche cosa di straordinariamente unico, questo è quello che io vivo in ogni concerto, e ogni concerto è qualche cosa a sé, per questo motivo mi piacerebbe poterne fare molti di più, però questa è la realtà…

Foto di Cristina Paesani

E.G.– intanto ringraziamo il comune di Guastalla che …


C– esattamente… che ci ha dato questa opportunità straordinaria in questo posto stupendo…


E.G.– c’è un’ultima domanda che se qualcuno ha da fare… poi veramente io mi riposiziono e voi ascoltate…

SPETT– ci sarà la possibilità di avere in futuro un cd su Art et Décoration?


C– è quello a cui sto lavorando, sto lavorando già da diverso tempo, e mi auguro di riuscire a realizzarlo. Ovviamente mi sono sempre data delle scadenze, ma a queste scadenze devo dare delle proproghe… e per il momento è così, però spero di riuscire a compiere l’opera presto.


G- ecco a lei si è strozzata la domanda con la mano alzata, è proprio l’ultima…

SPETT– come la senti la tua voce rispetto a 20 anni fa?


C– come sento la mia voce rispetto a vent’anni fa…

SPETT– be’ vent’anni per dire nel tempo…


C– si… la sento… adesso sono in relazione con la mia voce completamente, vent’anni fa era una forza della natura che usciva naturalmente, e voglio dire… era, è parte di me, ma non c’era la consapevolezza che c’è oggi.

Applausi

E.G.– Alice… Marco Guarnerio…


C– allora salutiamo Enzo Gentile grandissimo amico, grande giornalista, grande scrittore, che ha consentito a questa serata di svolgersi e quindi io mi riposiziono dall’altra parte

Applausi

C– Adesso… volevo concludere questo momento insieme con alcune canzoni.
La prima che volevo farvi ascoltare è una versione un po’ ovviamente differente dal solito, di Dammi la mano amore. Questa è una canzone che io ho scritto un po’ di anni fa, lo dico quasi sempre nei concerti che faccio, in un momento di particolare grazia, di grande lucidità, e quindi come dire, come se in quel momento io avessi preso coscienza di qualche cosa di più allargato di più grande e… ed ho vissuto questo momento intensamente ed ho sentito la necessità, il desiderio di fermarlo in questa canzone.

DAMMI LA MANO AMORE

C– C’è un altro pezzo che ho scritto in uno… diciamo… di quei momenti in cui … della notte, mentre sogni, in realtà ti rendi conto che il sogno non è un sogno, è una penetrazione, un contatto con una dimensione diversa, che c’è ma che normalmente non… alla quale normalmente non siamo collegati, e da uno di questi momenti è nato Il contatto

IL CONTATTO

Foto di Cristina Paesani

Grandi applausi

C– grazie, grazie, siete veramente fantastici, mi fate sentire tutto il vostro calore…
Allora adesso… così, voglio condividere con voi questa canzone che mi porto, che mi porterò sempre dentro, e cercherò di cantare sempre, fino a che avrò la possibilità di farlo, o avrò voce… ed è Prospettiva Nevski

PROSPETTIVA NEVSKI

C– … in Viaggio in Italia io canto con grande piacere e profonda riconoscenza per Giorgio Gaber, che ci ha lasciato una canzone straordinaria, che è molto più di una canzone… Non insegnate ai bambini

NON INSEGNATE AI BAMBINI

C– Enzo, dove sei? Enzo Gentile… vieni così salutiamo tutti quanti insieme…
E’ stata una serata particolare, intensa… e devo dire grazie, grazie al Comune di Guastalla e alle persone che hanno contribuito a questa serata e grazie in particolare a voi di essere qui. 
Grazie Enzo…Volevo ringraziare anche i ragazzi del Service… che hanno fatto uno splendido lavoro… Grazie.

Dietro richiesta di bis Carla rientra in scena e improvvisa un pezzo non provato

C– Come viene eh… noi non ci assumiamo nessuna responsabilità…

ANIN A GRIS

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Grazie infinite a Flavio e Silvia che hanno avuto la pazienza di sbobinare la cassetta!

 

 

 

 

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