Tante belle cose

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Un brano meraviglioso, di una bellezza straziante…. Intenso, travolgente, commovente… Magnifica la tromba di Fresu, sonorità che ricordano Mezzogliorno sulle Alpi. La voce di Carla limpida, profonda, penetrante, unica…

 

Qui sotto il link diretto per accedere su iTunes ed acquistare il singolo

Ecco il testo:

Devo lasciare la tua mano
senza dirti a domani
niente potrà cambiare il mio legame
anche se devo andare via
tagliare i ponti, cambiare treno
l’amore è più forte di un addio
quello che fa battere il cuore sublimando il dolore
trasformare il piombo in oro tante belle cose ancora
alla fine del tunnel si disegnerà un arcobaleno
rifioriscono i lillà
tante sorprese innanzi a te

Ti seguirò da un’altra riva
qualunque cosa tu farai
io sarò con te come una volta
anche se andremo alla deriva
stati di grazia forze nuove
ritorneranno molto presto
nello spazio tra cielo e terra
si nascondono misteri
come la nebbia e l’alba tante belle cose che tu ignori
la fede che abbatte le montagne
la purezza del tuo cuore
pensaci appena ti addormenti
l’amore è più forte della morte

nello spazio tra cielo e terra
si nascondono misteri
pensaci quando ti addormenti
l’amore è più forte della morte

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Alice e Battiato in concerto a Latina il 30 luglio 2013 – di Augusto Cinelli

Abbiamo ricevuto e molto volentieri pubblichiamo questa recensione del concerto, scritta con grande intelligenza e imparzialità da Augusto Cinelli. Grazie Augusto! 

 

Un maestro indiscusso e una grande artista cha sa incantare con la sua classe. Franco Battiato e Alice, a distanza di 33 anni dal loro primo incontro artistico che segnò l’inizio del successo di Carla Bissi (questo il vero nome dell’artista forlivese, che proprio in quell’anno cambiò il suo nome d’arte di Alice Visconti semplicemente in Alice) si son ritrovati ieri sera, martedì 30 luglio 2013, meravigliosamente insieme sul palco dell’Arena Grandi Eventi dell’Expo di Latina, per un doppio concerto che ha avuto il sapore dell’evento unico e molto probabilmente irripetibile.

La bellissima serata di Latina, circa tre ore di spettacolo, compreso ovviamente l’esibizione dei due insieme, che a dire il vero si sarebbe voluta più prolungata, è stata propiziata dal recente contemporaneo ritorno sulle scene discografiche e in tour del cantautore siciliano e dell’artista di Forlì. Nell’autunno del 2012 Battiato ha pubblicato il sorprendente “Apriti Sesamo” che ha ottenuto un rilevante successo di vendite, cui ha fatto seguire il fortunato omonimo tour teatrale che ha compreso quattro serate “sold out” all’Auditorium della Conciliazione di Roma. Alice, da parte sua, è tornata in settembre con un lavoro di inediti dopo 14 anni dall’ultimo (“Exit” del ’98, cui però la talentuosa interprete, compositrice e musicista ha fatto seguire numerosi concerti in contesti originali e alcuni cd tra rivisitazioni, antologie,  ricerca del sacro nella musica e un live). In “Samsara”, questo il titolo del nuovo interessante lavoro, portato nei teatri l’inverno scorso, Alice ha cantato brani scritti per lei da Tiziano Ferro, Mino di Martino e lo stesso Battiato, non rinunciando a qualcosa di suo e all’omaggio a due grandi artisti scomparsi, come Lucio Dalla e Giuni Russo.

Il concerto di Latina ha offerto dunque ad un pubblico entusiasta e particolarmenteincuriosito da un’accoppiata intrigante, un assaggio di entrambi i tour, decurtati, per ovvie ragione di tempo, di alcuni passaggi nella scaletta dei concerti teatrali, oltre che, purtroppo, degli interessanti video proiettati nelle serate al chiuso. E la ciliegina sulla torta è venuta naturalmente dal momento dello spettacolo in cui i due sono salitiassieme sul palco per reinterpretare alcuni grandi successi “di coppia” degli Anni Ottanta. Proprio gli anni in cui, come detto, Battiato e Alice scalarono le classifiche dei dischi più venduti in Italia e in buon parte dell’Europa. Per Battiato la scintilla col pubblico scoccò con gli album L’era del cinghiale bianco, per la precisione pubblicato nel ’79, e Patriots per dilagare però con “La voce del padrone”, primo album  a vendere in Italia, tra 1981 e 1982, oltre un milione di copie. Negli stessi anni arriva la sorpresa Alice, insieme alla quale, con l’ausilio del sodale Giusto Pio,  Battiato confeziona prima l’album Caponord, trainato dal singolo Il vento caldo dell’estate, e poi, nell’81, il brano Per Elisa che a sorpresa vince l’edizione di quell’anno del Festival di Sanremo. Da lì altre fortunate collaborazioni, con l’apice de I treni di Tozeur, brano col quale la coppia Alice-Battiato raccoglie un lusinghiero piazzamento alla manifestazione dell’Eurofestival del 1984, ospitata per quell’edizione in Lussemburgo e, a seguire, un crescente successo di vendite e pubblico in più parti d’Europa.

Anche se non si sono mai del tutto divise, le strade artistiche dei due hanno preso poi direzioni diverse, con l’eclettico e originale percorso di Battiato tra capolavori di musica pop, incursioni nell’opera lirica e nella regia cinematografica e con la svoltamusicale einterpretativa di Alice, che subito dopo il lavoro Gioielli rubati dell’85, interamente dedicato all’interpretazione di brani di Battiato, con il sorprendente Park Hotel del 1986, forse la sua opera nel complesso migliore, intraprende una traiettoria del tutto personale, grazie alla collaborazione con Francesco Messina e nomi prestigiosi del panorama musicale internazionale come Tony Levin, Jerry Marotta e Phil Manzanera. E se le porte delle classifiche si sarebbero tornate a riaprirsi per lei soprattutto nell’89 con il sofisticato Il sole nella pioggia, la produzione musicale di Alice, pur uscendo dai più scontati e redditizi circuiti commerciali, non ha per questo perso smalto negli ultimi due decenni. Anzi, si è andata dispiegando su terreni originali, coraggiosi, lontani dal grande pubblico ma con esiti di rara qualità, rivelati soprattutto in esibizioni dal vivo, finanche, in qualche frangente, in chiese e cattedralidello stivale.

Dopo tutti questi anni, a vederli insieme, il maestro Franco Battiato da Riposto (Catania), 68 anni portati con leggerezza e con immutata voglia di divertirsi, e la elegantissima Carla Bissi, in arte Alice, 59 anni che non glieli daresti neanche per scherzo, sorriso incantevole, voce –e capelli- meravigliosi come una volta, si ha l’impressione che il tempo si sia fermato, oltre alla certezza che, trent’anni dopo, “la classe non è acqua”. E se Battiato conferma la naturale capacità di stregare il pubblico, la vera perla della serata risulta proprio l’esibizione di Alice, che canta  (e suona a volte il piano) magnificamente, alterna i toni bassi della sua voceemozionante a sempre invidiabili voli e interpreta i suoi brani, quasi tutti dall’ultimo“Samsara”, con uno stile unico ed elegante che riflette in fondo lo spazio che si è ritagliato nel panorama musicale italiano, supportata da musiche introspettive, intense, di atmosfera, grazie anche alla giovane e talentuosa band che l’accompagna(Marco Guarnerio alle tastiere e chitarre, Osvaldo Di Dio alle chitarre, Andrea Viti al basso e Nik Taccori alla batteria).

Dopo l’apertura del concerto, affidata a quattro brani del giovane cantante siciliano Giovanni Caccamo, prodotto da Battiato, è Alice, accolta con calore e affetto dal pubblico, che le tributa lunghi e sentiti riconoscimenti, a calcare il palco per la prima ora della serata, proponendo tra l’altro brani per niente facili, a partire da Autunno già, in cui mette in musica testi di Rimbaud e Verlaine, passando per i due brani del nuovo cd scritti da lei:  I giardini del mondo e Orientamento (che parla- come spiega lei stessa- della necessità di vedere l’altro senza i pregiudizi dei nostri schemi mentali) e la struggente Morire d’amore, ispirata a Giovanna d’Arco, in cui Alice convoca Dostoevskji e il suo “la bellezza salverà il mondo”. Ecco poi il brano «delgrande Franco Battiato», la fatalista Eri con me e Il cielo, omaggio a Lucio Dalla,tutti contenuti in Samsara. Non può mancare ovviamente il brano che ha fatto da traino all’uscita dell’album, quella Nata ieri scritta per lei «da un artista che è nato proprio qui a Latina: Tiziano Ferro». Nel mini-concerto di Alice (in tutto 14 brani) c’è spazio anche, dall’ultimo lavoro, per la bellissima Un mondo a parte, toccante inno alla totalità dell’amarsi nella vita di coppia, e, tra i vecchi brani, per Dammi la mano amore (scritta, racconta l’artista, quasi come unica possibile reazione alla sofferenza di cui fu testimone diretta, al seguito di un’associazione umanitaria di medici, nel conflitto della ex-Jugoslavia), Anìn a grìs, poesia in friulano di Maria diGleria, la stupenda Nomadi «del grande Juri Camisasca», e Il sole nella pioggia, dello stesso Camisasca, che nell’89-90 trainò in cima alle classifiche l’album omonimo . Peccato solo che Alice non riproponga, come invece aveva fatto nelle tappe invernali del tour, i successi che le diedero popolarità, come Per Elisa, Il vento caldo dell’estate e Messaggio, che, soprattutto nell’inedita serata con Battiato, erano da attendersi e che, a quanto pare, pure aveva provato prima del concerto. Così pure i fans più attenti non avrebbero rifiutato magari un altro brano Anni Ottanta del cantautore siciliano tra quelli reinterpretati da Alice nell’album Gioielli rubatidell’85, oppure, per tornare alla produzione discografica dell’artista di Forlì, qualcosina in più dal meraviglioso album Park Hotel o un brano tra i cd più recenti. Ma tant’è: la formula del doppio concerto non consentiva certo di spaziare oltre, anche se il pubblico, quando Alice annuncia che sta chiudendo la sua personale esibizione, manifesta il suo dispiacere. Sì, perché, come detto, se il vastissimo pubblico che segue Franco Battiato dal vivo ha potuto godere negli ultimi anni di più esibizioni del maestro, chi apprezza Alice, e l’ha magari seguita con fedeltà e ammirazione anche nei due decenni del suo percorso più appartato, non vorrebbe staccarsi troppo presto dall’emozione e la magia di ascoltarne la voce, le sonorità rarefatte e intimiste, i testi mai banali in cui vita, poesia, amore e dolore si rincorrono e fanno riflettere.

Quando tocca a Battiato salire sul palco con la sua band più nutrita (oltre a Carlo Guaitoli al piano, Angelo Privitera alle tastiere, lo scatenato Davide Ferrario alle chitarre, Andrea Torresani al basso e Giordano Colombo alla batteria ci sono anche gli archi del Nuovo Quartetto Italiano) il pubblico è subito catturato dalle prime battute, quando l’artista catanese, che non rinuncia neanche in piena estate a sedersi sul suo inseparabile tappeto persiano, presenta uno dopo l’altro quattro episodi di spessore del suo ultimo Apriti Sesamo, a partire dalla bellissima Un irresistibile richiamo, che contiene nel ritornello una citazione di santa Teresa d’Avila, passandoper Quand’ero giovane, brano spiccatamente autobiografico in cui Battiato canta che “vivere è un dono che ci ha fatto il cielo”, quindi Passacaglia, orecchiabile e provocatoria, ispirata ad un componimento di un sacerdote del Seicento, e La polvere del branco, spietata analisi della fraintesa idea di libertà della società moderna. Per il tempo che canta da solo, Battiato, tra una battuta e l’altra con il pubblico, scompiglia le attese, come è suo solito, inserendo nella scaletta, anche a dispetto delle scelte del tour invernale, brani straordinari del suo ormai più che trentennale repertorio, come Il re del mondo (che “ci tiene prigioniero il cuore”…) e Un’altra vita, in cui già all’inizio degli Anni Ottanta cantava l’inevitabile alienazione causata dallo stress e dal rumore della vita frenetica delle città. Prima dell’incontro con Alice, c’è ancora tempo per il capolavoro La stagione dell’amore ed altre due sorprese, tratte dal primo dei tre album di Fleurs nei quali Battiato ha riletto grandi successi degli Anni Sessanta e Settanta e che lui stesso presenta come brani composti da due grandi musicisti : si tratta della Canzone dell’amore perduto di Fabrizio De Andrè e Lacanzone dei vecchi amanti di Jacques Brel.

A metà della sua esibizione il maestro richiama sulla scena Alice per il momentosicuramente più inedito e accattivante della serata. E subito un divertito Battiato ne approfitta per spiegare con calma al pubblico i retroscena del loro approdo a quell’Eurofestival del 1984 in Lussemburgo che decretò il successo della coppia conI treni di Tozeur. Si ride di gusto ascoltando il racconto, da cui si viene a sapere come una esibizione all’inizio voluta fortemente solo dai discografici ed accettata da Battiato un po’ controvoglia, portò i due artisti ad un grosso successo sul podio della competizione canora e nelle vendite in Europa. Alice ascolta divertita e senza giri di parole prende posto al piano per dare il via al primo brano cantato con l’amico Franco, quella Prospettiva Nevski che resta uno dei componimenti più belli della musica pop in stile Battiato. Grande interpretazione di entrambi, con la voce di Alice che tocca senza problemi toni maestosi. Ecco quindi, naturalmente, I treni di Tozeur, stupendo brano tra ricordi, malinconia e paesaggi tunisini, mentre sembra sentirli passare davvero i treni dei “villaggi di frontiera”. Il duetto si chiude (troppo presto, però!!), con un terzo episodio che Battiato definisce con la sua consueta schiettezza “uno di quelli così così”, la ritmica Chanson egocentrique. Chi ascolta e ricorda bene gli anni di quelle canzoni, non può che sentire la grata ammirazione per i due artisti che con quei brani hanno regalato momenti di bellezza musicale indimenticabili…

Pubblico in delirio ma con Alice che torna di già dietro le quinte, non prima di aver regalato al maestro Battiato un affettuosissimo abbraccio. Con la celata speranza che il duetto si ricomponga magari più tardi, si riprende ad ascoltare il solo Battiato che regala La cura, uno dei pezzi più alti della sua carriera per musicalità ed ispirazione poetica (ma perché, anche questo, non cantato con Alice che ne aveva già propostouna sublime interpretazione nei concerti di alcuni anni fa, entrata poi nell’album liveLungo la strada del 2009?…). A seguire la sorpresa di Tutto l’universo obbedisce all’amore, che il musicista catanese incise assieme alla voce di Carmen Consoli in apertura di Fleurs 2. E dopo la magnifica E ti vengo a cercare, in cui si canta la necessità di “cercare l’Uno al di sopra del bene del male”, si scatena come ovvio la festa soprattutto con le hit dell’album La voce del padrone (Bandiera bianca, Cuccurucucu, Centro di gravità permanente), cui si aggiungono, col pubblico ormai in piedi e tanti fans sotto il palco a danzare e cantare a squarciagola, L’era del cinghiale bianco, Voglio vederti danzare e la più recente invettiva di Inneres auge.

E’ passata la mezzanotte da un quarto d’ora quando cala il sipario sulla serata nell’accogliente location all’aperto dell’Arena Grandi Eventi dell’Expo di Latina.

Tra emozioni e grande musica si va via con la certezza di aver assistito ad un evento unico che, pur nel rammarico di non aver goduto maggiormente dell’esibizione di Alice e di qualche duetto in più, ha mandato in scena uno dei capitoli più alti ed originali degli ultimi decenni della storia della musica leggera italiana.

Pensieri sparsi alla vigilia del Tour Samsara

Foto di Cristina Paesani

La valigia è già pronta… Non quella fisica, quella è ancora da preparare, ma quella che segna l’inizio di questo tour, a lungo desiderato e sognato e ora una realtà, finalmente…
Ancora una manciata di ore…e poi la partenza per un nuovo Viaggio. Una vigilia non facile…vissuta con i limiti delle preoccupazioni e delle ansie che questo 2012 non ha risparmiato…
Amo immaginarmeli questi concerti…la mattina mentre ascolto Samsara sulla strada che mi porta al lavoro… o la sera prima di addormentarmi.
E vivo l’attesa con quella gioia bambina che per qualche breve istante riesce a emergere dalle preoccupazioni quotidiane, dalla paura del futuro.
Mi lascio cullare da questa attesa, mi proietto col pensiero a quando le luci della sala si spegneranno lasciando spazio alle prime note… ai brividi sulla pelle…a te, Carla…

Cristina

RIPERCORRENDO LE VIE DEI CANTI un’analisi di “Samsara” (Alice) di Antonello Saeli

di Antonello Saeli

Non è mai facile mantenere il precario equilibrio dell’oggettività, quando ci si trova a commentare il lavoro di un’artista che occupa un posto speciale, intimo e segreto, all’interno del nostro cuore. Un’artista, le cui sperimentazioni musicali e liriche hanno profondamente lasciato il segno nell’anima. Non è mai facile avvicinarsi ad un nuovo lavoro di Alice, soprattutto quando ci si accorge che sono trascorsi quasi tre lustri dalla precedente raccolta di materiale inedito, e si è vissuta l’attesa con lo sguardo teso all’orizzonte, gli occhi accecati dai bagliori, la mano a coprirti gli occhi umidi e colmi di palpitante aspettativa.

Sarebbe un errore, però, lasciarsi trasportare ciecamente dal vortice emotivo del sentimentalismo, o farsi facile preda degli insidiosi paragoni con l’imponente mole di certi suoi lavori precedenti, perché questo nuovo disco respira già dal suo affascinante titolo arie di rinnovamento, muovendosi a passo leggero lungo il ciclico percorso di ogni esistenza umana.

C’è, in “Samsara”, l’apparente contrasto del profondo e del lieve, l’abbraccio mai banale tra la coscienza esistenziale dello sguardo rivolto all’intimo soffrire dell’anima, e il più leggero soffio sulla superficie delle cose. E questo rotondo vagare tra ogni inizio indistinto e la sua ignota conclusione, quelle “due eternità” già così magistralmente dipinte in “Tempo senza Tempo”, trova tangibile prova nella ponderata scelta di aprire il lavoro con una morte (“Morire d’Amore”) e nel chiuderlo idealmente con una rinascita (“Al Mattino”). Lungo tutto il percorso tra questi due estremi, una sequenza di brani che offre l’interessante spettacolo del gioco della luce e delle schegge di colore, all’interno di un immaginifico caleidoscopio di cartone. Certo, alcune schegge brillano più di altre, ma il firmamento ci annienta da sempre con la bellezza delle sue “luci lontane”, non importa quanto grandi o luminescenti. Ogni stella ha motivo di esistere, così come ogni pezzo di questo intrigante mosaico ha una sua ragion d’essere, forse in un’ottica più ampia e distante dalle piccole cose terrene, e di certo all’interno del percorso artistico di Alice.

Le collaborazioni più riuscite, quelle che lasciano trasparire la reale profondità del sentimento di appartenenza al mondo dell’altro, sono quelle che viaggiano lungo i binari conosciuti del condiviso, di un passato glorioso ma sempre attuale, di una ricerca spirituale e personale che innalza la forma canzone verso i sacri lidi della preghiera. Non c’è dubbio che l’artista senta un trasporto emotivo davvero unico, nell’interpretare ciò che l’estro creativo di Di Martino e Battiato ha da offrire, all’attento orecchio di chi sa ascoltare.

Come il Mare”, uno tra i pezzi in assoluto più riusciti dell’intero disco, un brano che sembra naturale estensione di certe raffinate sonorità liriche che transitavano lungo le più sperimentali vette di “Charade”, o dell’ambiziosa proposta di “Devogue”, è non solo centro fisico dell’universo di “Samsara”, ma anche punto di fuga verso nuove sperimentazioni vocali e musicali. Poetico e straziante, si dispiega col suo andamento magico, fra tessuti sonori percussivi e giochi a due voci, in un crescendo di grande rigore stilistico ed estetico.

In “Un Mondo a Parte”, che richiama da vicino certe magistrali, rarefatte atmosfere dell’eterno Tenco, soprattutto in quegli sparsi versi iniziali, la necessità di dare voce all’intimo legame d’amore, si tramuta in elegia e in accorata invocazione alla sacralità del condividere quotidiano del sentimento. Il mistero della semplicità del gesto d’amore conquista così uno spazio esclusivo e perfetto, agognato ma spesso troppo raramente raggiunto. Il tuffo in fondo al pozzo del verso finale ci riporta d’un tratto alla Alicedegli esordi,

con la sua voce intrisa di romantiche, infantili certezze. Uno dei tanti richiami al passato, di cui questo disco è spesso costellato.

Ancora una volta Battiato si fa tramite di mistiche elucubrazioni, grazie alla misteriosa, strana bellezza di “Eri con Me”, eloquente ode al potere del fato e alle oscure vie che governano i rapporti umani. In una breve danza fatta di presenze e assenze, di continui rimandi a concetti così cari agli studiosi di culture orientali, l’autore siciliano confeziona un gioiello di intensità emotiva che sembra sfuggire leggero dalle gonne vorticanti di un derviscio, o prendere vita dalle pagine segrete degli incontri straordinari di Gurdjieff.

Sul fronte dell’avrebbe potuto essere ma non è, “Cambio Casa”, un poco convincente intermezzo ritmico che sembra passare lì per caso, suona un po’ come il maldestro tentativo di ripercorrere l’avanguardia sperimentale di “Cosa Succederà Alla Ragazza”, ma in assenza del genio creativo del duo Battisti-Panella. La collaborazione con Ferro, anche nella non esaltante “Nata Ieri”, appare purtroppo come un tentativo riuscito solo a metà, un incontro un po’ troppo stridente tra elementi di generazioni lontane.

Anche l’approccio molto diretto, asciutto e lineare, con cui Alice si avvicina agli autori delle tre cover contenute nel disco, non risulta purtroppo sempre vincente. Se da un lato la versione studio di “’A cchiù bella”, già proposta in precedenza all’interno del live “Lungo la Strada” del 2009, tocca le corde giuste e commuove nel suo personale omaggio a Giuni Russo, non si può dire altrettanto dello scarno arrangiamento con cui viene proposta “Al Mattino”, una canzone che sembra non riuscire a trovare del tutto una giusta dimensione all’interno dell’album. L’eterea “Il Cielo”, divenuta postumo omaggio a Dalla, si libra su ali impalpabili, planando leggera come aliante, sfiorando le nubi al suo passare, in un ideale abbraccio con la “Lindbergh” di “Viaggio in Italia”.

Orientamento” e “Sui Giardini del Mondo” mostrano due aspetti molto diversi delle indubbie abilità compositive di Alice che nel primo brano propone, sulla base di un testo intimista, una linea melodica essenziale, un ritornello accattivante ed una generale sensazione di apertura ad un certo ‘pop’ di più facile presa, tornando a paesaggi più corposi ed impegnativi sul secondo, i cui giochi di controcanto aprono prospettive interessanti e degne di ulteriore sperimentazione.

Per tornare alla collaborazione più convincente dell’intero lavoro, quella con Mino Di Martino, “Autunno già” e “Morire d’Amore” raggiungono entrambi vette di alto lirismo, spinti da tessuti d’archi di forte impatto emotivo e da performance vocali profondamente sentite e comunicative. Ancora una volta Alice appare perfettamente a proprio agio nel navigare le acque tempestose dell’emozione, se sostenuta dalla poesia dei testi e dalla profondità delle armonie.

Questa è la recensione del nostro carissimo amico siciliano Antonello Saeli.
Di recente ha pubblicato la sua ultima raccolta di racconti “L’uomo che dimenticò di morire”

che si apre con Morte di Ofelia… una analogia con l’apertura di SAMSARA che non potevo non notare appena letta la recensione…  

Qui il link al suo blog